La verità ha una definizione difficile,sopratutto se è scomoda e marcia.
Partendo da questo aforisma scontato vorrei trasmettere l'impossibile, la sensazione di rabbia e delusione che continua vagare ovunque tra il muro bellicoso e cancelli di ferro.
Delusione per tutte quelle persone,in quel paese,che non hanno coraggio e determinazione per parlare con una sincerità inattaccabile per difendere chi è morto e chi morirà.
Non vedo il coraggio di una comunità,necessario per essere rispettati e considerati, non come borgata che vince il palio,ma come cittadini di Marola, quel maledetto posto sulla strada ,censurato dal muro e sconosciuto al passante.
Senza togliere niente all' euforia per una gara remiera,ultimo contatto con il mare ultimo diritto a vivere il mare.
Dove si dissipano invece il resto dei disagi che il muro e la Marina Militare regalano per il resto dei 364 giorni dell'anno?
La risposta è rischiosa perchè le responsabilità,forse, non riguardano solo i gestori ma anche i gestiti.
La risposta è nel silenzio che una popolazione si porta sopra alle spalle convinta di essere protetta e sicura in attesa del grande favore.
Spesso mi sono chiesto la motivazione del perchè gli abitanti di Marola non recepiscono il problema in maniera profonda e devastante.
Perchè nessuno parla del campo in ferro con polemica e insistenza, perchè nessuno esamina indignato tutta questa situazione?
Ancora silenzio tra i tetti di amianto e le operazioni sospette, sembra quasi che a nessuno importi abbastanza del destino delle generazioni future e tantomeno della vita che un paese come Marola deve ritrovare per non diventare freddo e metropolitano come qualche quartiere rinchiuso dal porto.
Anche la dignità si intravede e scompare, dignità che dovrebbe rifiutare qualsiasi palio e protestare con costanza per ricordare a tutti che Marola ha subito e subisce ancora l'ombra del muro.
La verità a questo punto rimane nelle mani delle persone che trovano l'animo per coltivare scelte e posizioni che possano davvero trasmettere l'insofferenza del paese,senza se e senza ma, a costo di rinunciare a tante cose.
Credere con ardore per questa protesta significa aiutare Marola a sopravvivere.
Questa dovrebbe essere la ragion di vita di ogni Marolino.
venerdì 9 agosto 2013
giovedì 1 agosto 2013
All'osso
Breve commedia in tre atti (per ora), ambientata alla Spezia. Basata su una storia vera.
Prologo: i Murati Vivi sono costretti a vivere senza mare, schiacciati dal muro dell'Ente Murante che gestisce la costa per scopi, in teoria, militari.
Atto I - L'inizio
Murati Vivi - Qui le
uniche attività militari sono l'abbandono e la balneazione, dovete
restituire agli spezzini i loro luoghi. per primi quelli che riaprano
la città sul mare per consentirci di vivere meglio.
Ente Murante - versione
1- Impossibile! le aree sono strategiche, abbiamo grandi
progetti. Possiamo darvi la rumenta a Campo in Ferro.
Atto II - Il secondo tempo
MV - Qui le uniche
attività militari sono l'abbandono e la balneazione, dovete
restituire agli spezzini i loro luoghi. per primi quelli che riaprano
la città sul mare per consentirci di vivere meglio.
EM - verisone 2 - In
effetti alcune aree possono essere dismesse, ma non il bagno
ufficiali, intanto possiamo darvi la rumenta a Campo in Ferro, anche
domani. Parliamone. Poi c'è MArDiChi coi tetti in amianto, un altro
paio di aree disastrate e l'ex polveriera di Vallegrande che nessuno
sa cosa poterci fare. L'ospedale e la caserma Duca degli Abruzzi, un
pochino di campo Montagna.
MV - Bene la caserma e
l'ospedale, ma il punto è il mare. Non c'è possibilità di sviluppo
senza accesso al mare sono quelle le aree cruciali per la città.
EM - Si può parlare
di un progetto di graduale restituzione e apertura di quelle aree in
un arco di tempo a medio e lungo termine, ma prima di tutto la rumenta a Campo in Ferro.
| Campo in Ferro - teli di protezione dalla pioggia. Ma sotto c'è una risorgiva. |
MV - Necessariamente
si dovrà procedere coinvolgendo la popolazione, non esiste altra
soluzione se non la restituzione delle aree a ridosso del mare e al
paese di Marola. A Campo in Ferro serve una bonifica.
EM - Se ne può
parlare
Atto III - Ultimamente
EM - Nelle aree
adiacenti a Marola verranno dislocati reparti subacquei e di fronte
si costruirà un capannone, nessun piano di restituzione a medio o
lungo termine, anzi. Coinvolgimento della popolazione: zero.
Assunzione di reponsabilità di fronte alle esigenze degli abitanti:
zero. È che dobbiamo stare larghi nelle nostre aree, anche se voi state messi come le galline d'allevamento. Disponibile subito la rumenta, al
limite un po' di spazio vicino alla rumenta. Non vi diciamo quanto,
si creda pure che ci stiamo pensando intensamente ma vedrete che sarà
al massimo, se va bene, come la proposta dell'Autorità Portuale di
due anni fa, anche se fingiamo di non saperlo.
Etichette:
amianto,
arsenale militare,
autorità portuale,
campo in ferro,
gruppo operativo subacquei,
marina militare,
marola,
murati vivi,
spezia,
zona militare
martedì 23 luglio 2013
Bollettino del Muro n°1
Mail inviata oggi alle 11.02 alla Marina Militare e alla stampa.
---
All'attenzione del Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'alto Tirreno
Amm. di Squadra Andrea
TOSCANO,
tramite l'Ufficiale
addetto CF F. BUONACCORSI
Da recenti dichiarazioni
apprendiamo di progetti di costruzione di fronte a Marola e
dell'installazione in capannoni, anche chiaramente inagibili, del Gruppo
Operativo Subacquei presso le vasche di San Vito, secondo
modalità e progetti non specificati.
Tali elementi risultano in
contrasto con la restituzione delle aree interessate, non solo a
breve ma anche a medio e lungo termine, a differenza di quanto
dichiarato nei due incontri con l'associazione circa una graduale
riapertura delle aree ai cittadini.
Ricordiamo che il problema
di cui da tempo richiediamo e proponiamo una soluzione può essere
risolto solo con il coinvolgimento della popolazione locale, mentre
simili idee di gestione delle aree vanno nella direzione opposta.
Comprendiamo che la Marina
Militare sia abituata a disporsi "comodamente" nel
golfo della Spezia sempre a discapito delle attuali esigenze e
necessità, sia dei cittadini sia della Città stessa. Inoltre
sappiamo che non sono mai state prese in considerazione tali esigenze
e tali necessità, altrimenti non avremmo serbatoi sotto le case con
annessi depositi di amianto, così come vecchi piani
d'emergenza nucleare tenuti segreti alla popolazione. Ma si era
d'accordo che le cose sarebbero dovute cambiare o, almeno, così si
era detto.
Siamo pertanto fiduciosi
di ricevere in risposta alle presente i dettagli circa le aperture
pubbliche previste nell'area di San Vito in concomitanza alla
progettata installazione del GOS, così come quelli riguardanti
edificazioni sul fronte mare. Non di meno sono di interesse
dell'Associazione la provenienza e l'ammontare dei fondi
appositamente allocati, così come i progetti e gli accordi con
l'Autorità Portuale che vediamo essere in stato avanzato.
Visto che la trasparenza è
un punto fondamentale per essere credibili nella ricerca di una
soluzione, la presente lettera è aperta e pubblica. Così
considereremo e pubblicheremo la risposta.
Associazione Murati Vivi
---
| Capannone Artiglieria a San Vito: intonacato solo sul lato verso il paese (l'altro lato) |
Etichette:
amianto,
ammiraglio toscano,
arsenale militare,
autorità portuale,
emergenza nucleare,
gruppo operativo subacquei,
lettera aperta,
marina militare,
marola,
murati vivi,
san vito,
serbatoi sotterranei,
spezia
martedì 21 maggio 2013
Il soldo prima di tutto
![]() |
| Scorcio: l'unico battello visibile e in uso è quello con le vele. |
Chi può entrare in arsenale? Un sacco
di gente. Porte aperte alle aziende che almeno hanno qualcosa da
fare. Ci entrano i ladri di bronzo, che per mesi operano
indisturbati, meno abili dei rapinatori che già vent'anni fafuggirono con gli stipendi. Ci entrano i politici in cerca di idee
precise. O di idee e basta. Lo spazio abbonda a tal punto da far
entrare yacht, con alberi che occhieggiano oltre il muro, da far
progetti di salone nautico, e dare approdo sul molo, da sempre
dichiarato strategico, alle navi da crociera. Ma "stranamente" non c'è spazio per i cittadini.
L'atmosfera tesa della
Guerra Fredda è finita da un pezzo, quella condizione anomala con
armi ovunque e la leva obbligatoria che ormai sembrava una cosa
normale. Sgonfiata come un palloncino bucato. Così rimangono i tanti
relitti del tempo che fu e la necessità di trovar loro un qualche
ruolo. Ma mentre ex-aeroporti sovietici nel cuore della Germania
diventavano spiagge tropicali, i bunker britannici musei, le basi
missilistiche americane si riconvertivano al turismo storico, da noi si continuava a favoleggiare di mai chiariti ruoli
strategici che rendevano intoccabile l'arsenale spezzino. Navi in
disarmo che nascondono nuove e strabilianti tecnologie? Sotto Campo
in Ferro si trova la base di Mazinga camuffata da discarica
inquinante? Nei capannoni pericolanti armi segrete? Eh no. Con
vent'anni di ritardo si prende atto che la storia è andata avanti.
'Disuso conclamato' è la diagnosi ormai chiara a chiunque ma per
tanto tempo negata con traballanti giri di parole. Sempre meno
nascosta tra le righe dei giornali, nelle parole degli ammiragli e
dei politici. Sorpasso, obsolescenza, tramonto. Non possono dirlo
direttamente, sarebbe troppo l'imbarazzo rispetto alle tante
dichiarazioni che ammiccavano a progetti di rilancio e la strategia e
l'inalienabilità.
Meglio parlare di spazi dati all'industria e moli
alle crociere sorvolando sul fatto che sia possibile proprio grazie
allo svuotamento del senso stesso di questo arsenale.
![]() |
| Fantasmi |
Ed è l'alba del nuovo
problema: a chi finiscono in mano gli spazi? È una gara silenziosa:
fanno gola alle industrie, ai cantieri, così come fanno gola alla malavita.
Eppure spettano ai cittadini, storicamente esposti ai
rischi delle attività militari, limitati, privati di spazio e
opportunità, sacrificati alle esigenze della Marina. Alle
istituzioni spetta invece il ruolo di garantire il rispetto di certe
precedenze.
Ma a vedere chi può entrare in arsenale con gli yacht e
con le navi, pare invece che l'attuale discrimine sia solo uno: il
soldo. Se ne hai parecchi le porte dell'arsenale sono aperte, anzi
apertissime, se sei un cittadino te ne devi stare fuori: è zona
militare.
Come cambiano i tempi, durante la Guerra Fredda si diceva
che i militari fossero pronti a dare la vita per difendere la gente.
Oggi vediamo che non sono pronti neanche a mettere i soldi per pulire
dove hanno sporcato, per garantire ai cittadini quel che gli spetta e
difenderli dalle speculazioni sempre in agguato. Ieri questioni di
Difesa, oggi di denaro, che danneggiano la nostra vita quotidiana.
E
visto che sembra ridursi tutto al gergo del denaro - un
promemoria: la Marina Militare è in debito con gli spezzini. E se
rimane un briciolo di dignità, non si può più evitare di saldare.
Etichette:
arsenale,
arsenale militare,
crociere,
disarmo,
guerra fredda,
marina militare,
marola,
riconversione,
soldi,
spezia,
zona militare
martedì 14 maggio 2013
Università in pericolo!
![]() | |
| Il manifesto degli studenti |
Gli studenti di Ingegneria nautica alla
Spezia si stanno movimentando: vogliono impedire che il loro corso
venga chiuso, perché qui da noi ci sono tutte le potenzialità per
valorizzare espandere ed evolvere uno studio universitario che già
ora risulta di livello internazionale. Perché è un assurdo far
crescere qui una realtà così positiva per farla approdare via da Spezia
in strutture meno avanzate e meno collegate a sbocchi lavorativi.
Una questione che riguarda anche le
zone militari: da tempo la caserma Duca degli Abruzzi è stata
individuata come il luogo adatto per una migliore sede universitaria. E sotto
elezioni, sui giornali si leggeva della creazione di un'Accademia del
Mare: oltre un'ala della caserma, alcuni spazi dell'arsenale si
sarebbero aperti per offrire laboratori agli studenti.
Ottimo, anche perché è un
perfetto punto d'incontro: i giovani sono il futuro e in questa città
il futuro è oltre i muri militari. In un colpo solo - due passi
avanti (dei molti da fare), alla faccia dell'immobile scenario che
perdura da decenni, mentre il resto del mondo corre.
Basti pensare all'effetto ricostituente
per il centro cittadino di una caserma vuota riconvertita a sede
universitaria. Ma tutto questo ora rischia di sfumare.
![]() |
| L'ala transennata della caserma Duca degli Abruzzi: cade a pezzi. |
Una certa politica in confusione, che
voleva trattenere a forza la portaerei Cavour per il suo solo
equipaggio base (450 persone), oggi assiste inerte all'eventuale fine
di Ingegneria nautica frequentata da più di 700 studenti. E, tanto
per farci un'idea delle proporzioni, l'arsenale dà lavoro a circa
800 persone.
A Spezia i processi evolutivi si
arenano, come per pessima tradizione. E gli unici che possono
cambiare la tendenza sono gli spezzini, oggi, al fianco di studenti
che arrivano qui anche da ogni parte d'Italia e del mondo.
Da troppo
tempo siamo abituati a pensare che “ghe penseà quarcün”, che
“o faà quarcün autro”, ma la realtà è che non ci penserà e
non lo farà nessun altro, se non noi cittadini.
Ognuno la sua (relativamente)
piccola parte.
Giovedì alle 10.00 in piazza Brin:
manifestazione per salvare l'università alla Spezia, ma, a ben
vedere, per salvare tutta la città.
Etichette:
arsenale,
caserma,
duca degli abruzzi,
ingegneria nautica,
lavoro,
manifestazione,
marina militare,
polo marconi,
spezia,
studenti,
studio,
università,
zona militare
giovedì 9 maggio 2013
Crociere a misura di muro
![]() |
| Crociere in zona militare, ma per gli abitanti niente mare. |
Ieri l'altro è arrivata una nave da
crociera, se non fosse stata grande e bianca non se ne sarebbe
accorto nessuno.
I turisti sono sfilati via con gli
autobus appositi, col naso all'insù, appiccicati ai finestrini nel
guardare il paese e il campanile. Chissà se un giretto, per
curiosità, lo avrebbero fatto.
Ma basterebbe organizzarlo e proporlo.
Certo, 150 anni di arsenale ci hanno dato un paese senza negozi,
abbrutito. Ma che resiste ancora, caratteristico e originale:
sincero. Ed è un bell'esempio della realtà che sta dietro lo slogan
sulla vocazione industriale e la favola dell'indotto. Il fatto è che
se non si ritorna a collegarlo al mondo, magari proprio tramite i
turisti, non si può pensare di ridargli la vita e la luce che
merita, così per magia.
Di contro la proposta che leggiamo sui
giornali è di 'portare i corcieristi in giro per l'arsenale con bus
scoperti', che non si schiaccino il naso contro il vetro per
osservare da vicino i tetti in eternit.
Ebbene sì: ci sono ambienti
decisionali e/o politici che hanno la capacità incredibile di
muoversi nella direzione opposta di quello che serve.
Possibile che nell'organizzare
un'offerta turistica tra un impianto militare-industriale e un paese
medievale non si pensi di comprendere entrambi? Visto che anche la
storia li lega... Possibile che la scelta ricada sempre solo
sull'altro lato del muro? Da generazioni?
E come nasce l'idea di far fare da
guide turistiche ai dipendenti difesa, mentre frotte di spezzini per
trovare un impiego sono costretti a trasferirsi? Qual è il criterio
che spinge in questo modo a non creare nuovi posti di lavoro?
E non si può sventolare un'inferriata
al posto del muro come quanto di meglio si possa fare per i
cittadini. Siamo stanchi delle briciole di quel che ci spetta. Meno
peggio “ingabbiati vivi” rispetto a “murati vivi”. Ma la
farsa del meno peggio è solo continuare a negare ciò che è giusto.
È questa la svolta che si propaganda sui giornali: roba da far cadere le braccia.
È la prima nave, dovrà esserci il
dialogo necessario per migliorare l'impostazione. Le crociere
dovranno servire a ridare vita a un territorio inaridito, a rimettere
in moto un motore economico fermo da troppo tempo, non a sfruttare
aree militari in disuso lasciandole interdette alla popolazione.
Devono servire ad aprire gli spazi a
una fruizione pubblica, non a chiuderli a vantaggio di interessi
privati.
Se no, nulla cambia dal tenersi i moli
semivuoti, occupati dal fantasma della Cavour.
mercoledì 13 febbraio 2013
Quel che La Nazione non pubblica
Così abbiamo scritto alla
Nazione (immagine qui a fianco)
E siamo stati pubblicati.
Orlando, in breve tempo, risponde. (foto sotto)
Su certi argomenti e
insinuazioni della sua risposta abbiamo un po' di cose da dire.
Riscriviamo subito (8 febbraio) alla Nazione.
Ma... i nostri, di argomenti, non
troveranno spazio sul giornale, a cui va il nostro
ringraziamento per il silenzio che è risucito ad attribuirci,
qualunque sia il motivo, sulle sue pagine.
Ecco la nostra risposta
"persa". La pubblichiamo sul blog, con la preghiera ai
lettori di diffonderla: sarebbe bello farla arrivare sì
all'onorevole, ma rendendola leggibile tutti, come se fosse stata
pubblicata su un quotidiano!
---"L'associazione “Murati Vivi” nasce dall'esigenza di veder rappresentate le aspirazioni dei cittadini ad un paesaggio di qualità, che produca lavoro e benessere, e di veder tutelati i propri diritti di salute e partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del territorio. Il movimento, nato dall'impegno di giovani e giovanissimi, si basa su una grande propositività ed il costante invito al confronto.
Proprio in quest'ottica richiedere chiarezza ai rappresentanti politici, come fatto con l'On. Orlando, risulta doveroso. Riteniamo che ricondurre ciò a veicolo d’espressione di “logiche polemiche di parte” sia invece un atto sbrigativo e superficiale.
In questo senso,l'attività di stimolo è sempre stata volta al confronto positivo con la cittadinanza, l'Amministrazione e la Marina. Un'attività che, nel corso dei due anni di vita dell'Associazione, ha raccolto molti consensi e più di 5000 firme, destando interesse anche al di fuori dello spezzino. Ricordiamo tra le molte iniziative intraprese, la recente promozione di un concorso internazionale di idee “Arsenale 2062” insieme all'associazione fiorentina We Next, cui hanno partecipato ragazzi da tutto il mondo con i loro progetti, di cui a breve vedremo la pubblicazione con la proclamazione dei vincitori.
Dovremmo essere visti perciò come una risorsa e non come una spina nel fianco, specialmente da politici giovani come l’On. Andrea Orlando, al quale rinnoviamo l'invito al confronto e a non cristallizzare la propria posizione sulle suggestioni contenute nel suo “piano del 2007”. Conosciamo infatti il progetto cui si riferisce l'onorevole e sottolineiamo quanto esso, coi suoi 5 anni di vita, già senta il peso del tempo e soprattutto la mancanza di partecipazione dei cittadini nel formularlo, un elemento ormai irrinunciabile per qualsiasi proposta che si possa definire moderna e democratica, come già evidenziò la discussione nata a Cadimare durante la presentazione. La nostra richiesta è una maggiore trasparenza e nuove politiche di integrazione delle aspirazioni e delle esigenze dei cittadini, per evitare le “impasse” generate immancabilmente dallo scontro tra amministrazione, associazioni e comitati troppo spesso tenuti al margine del dibattito sul futuro della città.
Quanto all'accusa mossa dall'onorevole, equivocando a piacere le nostre parole, ribadiamo che un'associazione come la nostra, non può che essere centrata sul rispetto assoluto della persona, della salute e del lavoro. Sempre. In più le persone che lavorano in arsenale, che Orlando ci accusa di non rispettare, sono parenti, genitori e amici per tantissimi Murati Vivi e hanno il nostro rispetto e la nostra attenzione ogni giorno, non solo in campagna elettorale."---
sabato 9 febbraio 2013
Marola,procediamo verso la scomparsa.
In risposta alle parole del sindaco rilasciate alla redazione di città della Spezia.
In tempo di campagna
elettorale nazionale va di moda che anche i politici locali
millantino successi. Non fanno eccezione le recenti dichiarazioni
sull' “accademia del mare” rilasciate dal Sindaco della Spezia.
Riteniamo però
inaccettabile che, parlando di progetti per le aree militari
spezzine, si salti a pie' pari la grave situazione di Marola. Vediamo
grande sfoggio di attenzione per aziende, poli tecnologici e
universitari, ma poche parole per i borghi schiacciati dal muro
dell'arsenale. Così poche, frettolose e vuote da risultare
imbarazzanti.
I Marolini sono stati
tralasciati: è un dato di fatto. Se così non fosse il primo
cittadino sarebbe stato in grado di articolare almeno due, tre frasi
al riguardo.
Dall'iniziale sostegno si
è passati alla totale assenza di appoggio da parte del Comune per la
proposta e la "battaglia" dei Murati Vivi. È bene dirlo
chiaramente.
Un'evoluzione e
un'apertura sulla caserma Duca degli Abruzzi e sull'ospedale militare
sono certo positive, per quanto ancora solo a parole. Ma rimane il
fatto che è la liberazione del fronte mare ad essere centrale per il
futuro della città. Non puntare alla restituzione del litorale è continuare ad adattarsi
nel recinto in cui ci rinchiude la Marina Militare.
In più, evitare
l'argomento centrale del problema aree militari, mentre si
propagandando successi sul tema, è tradire le aspettative e le
richieste dei cittadini, in modo, tra l'altro, grossolano.
Da due anni i Murati Vivi
propongono una restituzione di zone militari che darebbe alla Spezia
e al golfo intero un ulteriore e nuovo canale di sviluppo, dove il
mare e la città siano diretti protagonisti. E il tutto senza consumo
di territorio o di mare, senza perdere un solo posto di lavoro in
arsenale, senza intaccare le "attività" della Marina.
Poche occasioni di sviluppo hanno caratteristiche così positive.
Sarebbe un successo eccezionale per tutti, ma evidentemente un simile
progetto non è nell'agenda degli attuali vertici politici e militari
alla Spezia. Per disinteresse verso i cittadini o per incapacità.
Speriamo di non dover
attendere anche un Comune e una Marina Militare eccezionali per
essere davvero ascoltati, dato che basterebbero istituzioni nella
norma, che fanno il loro dovere.
Murati Vivi
venerdì 14 dicembre 2012
Precisazioni
Dal Blog di Marco Grondacci in relazione ai documenti forniti dal Comune di La Spezia rigurdanti il cantiere di demolizione aperto davanti al paese.
Qui potete trovare il post di riferimento
Qui potete trovare il post di riferimento
Note di Marco Grondacci :
http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/2012/12/larsenale-militare-nelle-nebbie-e-i.html
Dopo
settimane di pressanti richieste da parte della Associazione Murati
VIVI, di singoli cittadini di Marola, di associazioni ambientaliste e
di consiglieri Comunali della lista Guerri e 5stelle….il
Comune ha prodotto una documentazione assolutamente insufficiente per
chiarire responsabilità, competenze e stato autorizzatorio nella
vicenda del cantiere “improvvisato” di demolizione navale
di fronte alla scuola elementare di Marola.
Vediamola
questa documentazione (per il testo integrale vedi QUI).......
COMUNICAZIONI
DEL COMUNE: UN ESERCIZIO DI R IMOZIONE DELLE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Prima
affermazione dell’Ufficio Ambiente del Comune:
“trattandosi
di una attività svolta all’interno di base navale, questa
Amministrazione non ha alcuna competenza al rilascio di qualsivoglia
autorizzazione”.
Dichiarazione
reticente; infatti avendo l’attività prodotto emissioni anomale
nella zona di competenza comunale, comprendente addirittura una
scuola, il Sindaco nella sua qualità di Ufficiale di Governo
considerati i rischi diretti sulla popolazione civile, poteva
verificare la possibilità di esercitare i propri poteri di
prevenzione sanitaria (ai sensi del TU leggi sanitarie) previa
diffida e successiva ordinanza di divieto a continuare
l’attività di demolizione. Invece alla fine sono state le stesse
Autorità Militari come vedremo a "sbaraccare" il
cantiere in fretta e furia!
IL
DOCUMENTO PRODOTTO DAL COMUNE: UN COMPITINO SU QUELLO CHE E' STATO
CHIESTO…… E NON E' STATO OTTENUTO!
La
nota di servizio del Corpo di Polizia Municipale dimostra
soltanto che i vigili sono andati sul posto e che hanno chiesto
chiarimenti…..TUTTO QUI!
In
cosa sono consistiti questi chiarimenti ottenuti dai Vigili Urbani?
Nel venire a conoscenza che:
1.
la ditta che si è occupata
di avviare l’attività dell’improvvisato
cantiere di demolizione ha avuto l’area, interessata dai lavori, in
permuta,
2.
è stato redatto il Piano di
interferenza DUVRI.
Niente
altro! Il tutto in oltre tre settimane di tempo!!!
Già
la questione della permuta è ambigua un cantiere di
demolizione navale deve essere autorizzato in un area appositamente
adibita con sistemi adeguati di prevenzione delle emissioni che dal
cantiere potrebbero provenire. Invece qui si lavora in questo modo:
tieni beccati quest’area e comincia a lavorare……. Sic!
DUVRI
è l’acronimo di
Documento
Unico di Valutazione dei rischi di Interferenza.
Si tratta di un documento previsto dal Testo Unico per la sicurezza
negli ambienti di lavoro (articolo 26 DLgs 81/2008). Cosa si
intende per interferenza?
Vediamolo subito: “Si
parla di interferenza nella circostanza in cui si verifica un
contatto rischioso tra il personale del committente e quello
dell’appaltatore o tra il personale di imprese diverse che operano
nella stessa sede aziendale con contratti differenti”
(Determinazione autorità vigilanza n. 3 del 5 marzo 2008).”
Si
tratta quindi di un documento utile ed importante (se redatto
correttamente) per capire le modalità di lavoro interne al cantiere
ma non esaustivo delle richieste di informazione avanzate da Murati
Vivi , consiglieri comunali e singoli cittadini.
COSA
DOVEVANO PUBBLICARE LE AUTORITÀ COMPETENTI CIVILI E MILITARI
Voglio
ricordare cosa è stato chiesto alle autorità competenti nelle
loro diverse funzioni: Comune, ASL, Arpal, Marina Militare e ditta
che gestiva il cantiere.
1.
Le autorizzazioni alle
emissioni aeriformi: ai sensi dell’articolo 269 del DLgs 152/2006,
infatti trattandosi di attività non rientranti nelle attività di
difesa nazionale ad essa si applica la normativa ambientale ordinaria
(come affermato dal DLgs 66/2010 Codice dell’ordinamento militare);
2.
Il
provvedimento, della autorità militare preposta, relativo alla
Dichiarazione della tipologia di rifiuto prodotto dalla attività di
demolizione ai sensi del Decreto Ministero Difesa 22
ottobre 2009;
3.
l’autorizzazione
alla gestione dei rifiuti prodotti dalla attività di demolizione
della nave, rifiuti che possono essere classificati come pericolosi
(voce GC 030, prevista dall’allegato III al Regolamento (CE) n.
1013/2006 - testo e commento vedi QUI);
4.
la documentazione che
dimostri il rispetto delle norme sul deposito temporaneo dei rifiuti
prodotti ai sensi del DM 22 ottobre 2009;
5.
i verbali degli avvenuti
controlli effettuati dal’ASL nel cantiere in oggetto;
6.
i verbali di qualsiasi altra autorità di controllo sulle modalità
di svolgimento delle attività del cantiere in oggetto. In
particolare alla luce della documentazione prodotta dal Comune
risulta che in data 20/11/2012 (Marivigilanza) e in data 23/11
(Capitaneria di Porto) hanno effettuato ispezioni i cui risultati non
sono stati forniti pubblicamente.
NESSUNO
DOCUMENTO DI MERITO È STATO FORNITO AI CITTADINI
Nessuno
di questi documenti è stato fornito, non solo ma la comunicazione
dell’Ufficio Ambiente del Comune alla quale è allegata la nota dei
Vigili Urbani sopra richiamata, non spiega come invece dovrebbe fare
, quali sono le reali competenze e distinzioni di funzioni tra
autorità civili e militari, lasciando completamente nel dubbio i
cittadini che invece vogliono essere rassicurati su chi fa e cosa
nel campo della prevenzione del rischio salute e ambiente.
MA
LA LEGGE COSA PERMETTE CHE VENGA PUBBLICATO?
Trattandosi
di tematica ambientale la normativa applicabile è il decreto
legislativo del 19 agosto 2005, n. 195 in attuazione della direttiva
comunitaria 2003/4/CEE.
Questo
Decreto Legislativo contiene una concezione
larga di informazione accedibile
per cui addirittura è accedibile non solo il semplice documento
(autorizzazione) ma anche “i
dati ricavati dal monitoraggio di attività che incidono o possono
incidere sull’ambiente”
(articolo 7 Direttiva 2003/4/CEE), quindi ancor di più sono
accedibili i verbali
di controllo
su attività potenzialmente inquinanti.
Inoltre
nessuno degli atti/documenti richiesti rientrava tra le categorie
generali non accedibili elencate dall’articolo 5 del citato DLgs
195/2005 (vedi QUI).
Il
furbino funzionario comunale di turno potrebbe dire: "si
ma quelli in mano alle autorità militari non sono accedibili dal
pubblico"….SBAGLIATO!
Il primo comma dell’articolo 368 del Dlgs 66/2010 (Codice
dell’ordinamento militare) prevede che ai sensi dell'articolo 5 del
decreto legislativo 195/2005, l'accesso all'informazione ambientale è
negato quando la divulgazione dell'informazione reca pregiudizio alla
difesa nazionale. Ora mi pare ovvio che la documentazione richiesta
non riguardasse di certo informazioni che potevano pregiudicare la
difesa nazionale, tanto più che per ammissione delle stesse Autorità
Militari (vedi nota Vigili Urbani Comune di Spezia) la bettolina non
era classificata come nave militare ma di supporto alle navi
militari.
CONCLUSIONI:
NESSUNA PREVENZIONE NESSUNA TRASPARENZA…..SOLO FUGHE PRECIPITOSE
Non
solo le Autorità civili sono intervenute in ritardo nei controlli e
solo dopo innumerevoli sollecitazioni dei cittadini, ma a
tutt’oggi non è stato prodotto alcun documento che dimostri la
veridicità delle affermazioni sulla non pericolosità della attività
svolta nell’improvvisato cantiere.
Infine
ad ulteriore dimostrazione che le cose non erano e non sono per
niente chiare c’è stato l’improvviso “sbaraccamento” del
cantiere da parte delle Autorità Militari. Domanda: se l’attività
era in piena regola perché il cantiere è stato rimosso prima della
fine dei lavori?
LA
FUGA A VOLTE NON E’ AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ MA E’
SICURAMENTE AMMISSIONE DI ARROGANZA (io non spiego nulla e me ne
vado) E DI CONFUSIONE E, ARROGANZA E CONFUSIONE, SONO
PERICOLOSE QUANDO SI TRATTA DI CONTROLLARE ATTIVITÀ
POTENZIALMENTE INQUINANTI E PERICOLOSE PER LA SALUTE E L’AMBIENTE.
lunedì 3 dicembre 2012
Il polverone
Il polverone è un polverone.
C'è chi lo alza tagliando lamiere e chi lo crea per fermare la fiamma ossidrica che riduce a pezzi tutto, anche noi stessi, legati alle nostre case e appesantiti dall'odore acre di sporco.
Cosa dirà il Sindaco che pensa sempre ai bei tempi,cosa dirà difronte a questo schiaffo che la Marina Militare spalma sul nostro futuro.
Un sindaco che non parla nel polverone per non rischiare di dare un pugno alla persona sbagliata.
Nel polverone c'era anche quel bambino affascinato,durante l'ora di italiano,dalle ruspe che tranciano il ferro come burro e dalle fumate blu che riempiono il cielo.
Riempiono il cielo di responsabilità e di fatti oscuri che succhiano la vita della gente.
In che mondo siamo se esperti e uomini d'onore ci dicono che è possibile non avere rispetto delle persone se ciò che ci divide da loro è un muro,una zona militare e strategica.
Strategica come la bettolina che si trascinava sul cemento come una balena sfinita.
Strategica e compatibile con la ricreazione di una scuola materna.
C'era di tutto nel polverone,anche noi, dispersi in uffici pieni di fantasmi che si giustificavano riempiendoci di numeri inesistenti e sbagliati.
Murati Vivi che si risentivano, finalmente, in paese, a imprecare e attaccare la solita chiamata al rispetto,rispetto di Maoa e di chi riempie le case della borgata senza mare.
L'ammiraglio che nel polverone non si saprà mai che parte faceva,se quella del comandante che salva i passeggeri o quella del passeggero che aspetta di scendere.
Nei discorsi che risaltavano nelle stanze del palazzo non si parlava di bambini, non si parlava di buon senso....si parlava di demolizioni a norma di legge.
Legge che dovrebbe aiutare quel genitore che porta il figlio a scuola costringendolo a respirare un po di Bettolina.
Nel polverone ci siete anche voi che giudicate il nostro integralismo con superficialità e vi permettete di stuprare quello che ci appartiene.
C'è chi lo alza tagliando lamiere e chi lo crea per fermare la fiamma ossidrica che riduce a pezzi tutto, anche noi stessi, legati alle nostre case e appesantiti dall'odore acre di sporco.
Cosa dirà il Sindaco che pensa sempre ai bei tempi,cosa dirà difronte a questo schiaffo che la Marina Militare spalma sul nostro futuro.
Un sindaco che non parla nel polverone per non rischiare di dare un pugno alla persona sbagliata.
Nel polverone c'era anche quel bambino affascinato,durante l'ora di italiano,dalle ruspe che tranciano il ferro come burro e dalle fumate blu che riempiono il cielo.
Riempiono il cielo di responsabilità e di fatti oscuri che succhiano la vita della gente.
In che mondo siamo se esperti e uomini d'onore ci dicono che è possibile non avere rispetto delle persone se ciò che ci divide da loro è un muro,una zona militare e strategica.
Strategica come la bettolina che si trascinava sul cemento come una balena sfinita.
Strategica e compatibile con la ricreazione di una scuola materna.
C'era di tutto nel polverone,anche noi, dispersi in uffici pieni di fantasmi che si giustificavano riempiendoci di numeri inesistenti e sbagliati.
Murati Vivi che si risentivano, finalmente, in paese, a imprecare e attaccare la solita chiamata al rispetto,rispetto di Maoa e di chi riempie le case della borgata senza mare.
L'ammiraglio che nel polverone non si saprà mai che parte faceva,se quella del comandante che salva i passeggeri o quella del passeggero che aspetta di scendere.
Nei discorsi che risaltavano nelle stanze del palazzo non si parlava di bambini, non si parlava di buon senso....si parlava di demolizioni a norma di legge.
Legge che dovrebbe aiutare quel genitore che porta il figlio a scuola costringendolo a respirare un po di Bettolina.
Nel polverone ci siete anche voi che giudicate il nostro integralismo con superficialità e vi permettete di stuprare quello che ci appartiene.
Iscriviti a:
Post (Atom)








