mercoledì 5 marzo 2014

Carichi di sospetti

Un chiacchiericcio incessante, giornali andati a ruba, una borgata in subbuglio.
Ecco come si è ritrovata Marola stamattina.
Naturale, verrebbe da dire, in quanto la notte scorsa è stato avvistato un trasporto “sospetto” scortato da polizia e carabinieri destinato all’interno della base militare, al molo Varicella, per la precisione.
Il fatto che suscita scalpore è che da quanto riferito dai pochi testimoni oculari, gli addetti al trasporto indossavano tute e caschi di fattezze strane, come se il carico in qualche modo potesse provocare danni alla salute dei trasportatori.
Allora la domanda che tutta la popolazione si è posta è la seguente: cosa è stato trasportato, scaricato ed in seguito caricato sulla nave che attendeva al molo Varicella?
Ma non solo: forti dubbi permangono anche sull’identità della nave, che presentava una forte somiglianza, non solo nella colorazione, con quella caricata di armi chimiche siriane (20 t di iprite): la Ark Futura.

Ark Futura


articolo di Sondra Coggio
Legittimamente tutti ci siamo posti dei dubbi sulla natura del trasporto e del trasportato; dubbi che scaturiscono dalla paura che nella base navale della nostra città possa esistere un traffico di armi chimiche e sostanze radioattive.
Se la cosa fosse vera, allora avremmo un grosso problema.
Problema che non sussiste per le autorità, sia civili che militari, che hanno fatto passare il tutto nel silenzio più assoluto, come a significare che la sicurezza e la salute pubbliche non siano di competenza dell’Amministrazione comunale, la quale è garante della salute dei cittadini, e della Marina Militare, la quale è garante della sicurezza.
La paura più grande è che questo fatto, nel caso si trattasse realmente di quanto supposto da cittadini e giornali, possa essere collegato ad altri “scandali” nostrani.
Come quello della Jolly Rosso.
Oppure quello del Moby Prince.
Restano comunque solo illazioni scaturite dalla paura e dalla completa disinformazione.
Per questo è necessaria la dovuta trasparenza da parte delle istituzioni locali; trasparenza che non c’è mai stata finora.

Oggi è giunta l’ora


mercoledì 5 febbraio 2014

Saluti da Cardiff



Riportiamo l'articolo di CDS sulla delegazione che abbiamo inviato in osservazione a Cardiff ad imparare l'arte ed i segreti dello sfondamento


La Spezia - Il rosso dei gallesi, l'azzurro degli italiani e l'arancione dei marolini. Una macchia orange al Millenium Stadium di Cardiff, capitale del Galles, in occasione del match di Sei Nazioni disputato lo scorso sabato, che ha visto l'Italia perdere di misura. Era quella di un gruppo di tifosi spezzini che sono volati nella piccola repubblica britannica per assistere all'esordio della massima competizione mondiale per nazioni di rugby. Con loro anche i vessilli dell'associazione marolina che si batte per liberare la borgata marinare dalle servitù militari e dai muri che la dividono dal mare.

Il golfo dei veleni (Sondra Coggio-Cut Up Ed.)



Penso sia  naturale avere invidia delle grandi città quando si è ragazzini, soprattutto se si proviene da una piccola città come Spezia.
Artisticamente non c’è paragone con Firenze, Roma e praticamente tutti i capoluoghi di provincia italiani. Poi c’è lo sport, diviso tra Milano e Torino. Ed infine la cultura con Venezia e Genova.
Sì, l’elenco è abbastanza lacunoso.
Da adolescente partecipavo alla rubrica di recensione di libri della scuola.
Quali libri recensivo? Tutti i libri, senza distinzione, che ogni libro, anche il più stupido, ha una propria dignità.
Ora, che l’adolescenza è passata da un po’ di tempo, i libri li scelgo con cura, facendo molte distinzioni. Certe volte li trovo in situazioni e luoghi  diversi dalla classica libreria.
Esattamente come è capitato qualche tempo fa, al Dialma Ruggero, in occasione di un concerto molto carino.

In questo libro si racconta la storia di Natale De Grazia, ufficiale della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, ucciso mentre indagava sul sistema dei traffici di rifiuti tossici in Italia.
Leggendo il libro si viene a scoprire che Spezia è stato (e probabilmente è ancora) uno degli svincoli principali dello smercio illegale dei rifiuti provenienti dalle più disparate realtà (principalmente industrie, ma anche altre sostanze inquinanti provenienti da altri paesi) ed indirizzati verso i paesi africani.
Molto spesso, però, i rifiuti vengono affondati nel Mediterraneo insieme al contenitore metallico che li trasporta: navi, le definisce il vocabolario; carrette, l’opinione pubblica, ovvero navi che risultano trovarsi in condizioni fatiscenti ed approntate per l’occasione.
La giornalista, dati alla mano provenienti dalle indagini e dai rapporti di varie Procure, racconta di come, in questo scandalo tutto italiano, vadano ad intrecciarsi gli interessi di imprenditori senza scrupoli e privi di etica e dei soliti delinquenti delle varie famiglie criminali italiane.
Spezia è diventata improvvisamente il centro di uno scandalo di livello internazionale.

Dovrei esserne contento perché finalmente ha trovato un posto tra gli avvenimenti socio-politici che contano. Invece non lo sono, per ovvie ragioni.
È come se avessero disilluso l’adolescente che ero un tempo.
Ed hanno ammazzato un uomo, anzi, un Uomo, con l’iniziale maiuscola.
Perché le capitanerie di porto, le marine, le forze armate in genere avrebbero bisogno di uomini così, ligi al dovere ma, in modo particolare, agli ideali di giustizia ed onestà.
Spezia gli ha attribuito la cittadinanza onoraria.
Magra consolazione, anche se dovuta.
Noi possiamo solo augurarci che le future generazioni di ufficiali prendano spunto dalla storia del De Grazia, perché a Spezia ce ne sarebbe un gran bisogno.
Non posso che concludere con una citazione proveniente da uno di quei libri letti da adolescente, direttamente da Brecht"Sventurata la terra che ha bisogno di eroi"

Un saluto alla famiglia De Grazia ed  un grazie a Sondra Coggio.

sabato 25 gennaio 2014

Navi, veleni, armi: il caso La Spezia.

Si è tenuto il 23 gennaio scorso l'incontro pubblico organizzato da Legambiente (che ringraziamo per l'invito e per il costante appoggio) sul terribile caso delle navi dei veleni, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria al Capitano Natale De Grazia, avvelenato durante il suo tragitto verso Spezia, città che conosceva bene e dove stava venendo ad indagare sui traffici di rifiuti.
Di quasi tutti gli interventi, interessantissimi e forti, si può trovare facilmente traccia sul web, nei siti della stampa locale.
Del nostro, invece, no. Capita. Siccome però ci teniamo a dare al meglio il nostro piccolo contributo a fianco di altri ben più grandi contributori, lo riscriviamo qui a grandi linee.

Campo in Ferro - Panorama.
 -Campo in Ferro e la sua sporca storia, discarica sempre dimenticata di fronte all'ecomostruosità di Pitelli, perché in zona militare, in zona da troppo tempo dimenticata dalla memoria e dalla coscienza collettiva locale. E ancora oggi facile da dimenticare. Ma c'è. Con il suo curriculum di uranio impoverito, amianto, sorgenti radioattive, materiale contaminato dalle radiazioni, olii e idrocarburi come se piovessero con concetrazioni migliaia di volta sopra il limite consentito per le aree industriali. Tutto inquinato fin sotto il livello del suolo, fin sotto il livello del mare. Mare che non è solo a due passi, ma che sarebbe la vera condizione naturale di quel tratto di costa: la punta della Polla di Cadimare, dove la risorgiva d'acqua dolce continua a sgorgare sotto l'interramento di rifiuti con effetti che è elementare dedurre.
I teli stesi su Campo in Ferro, dopo la rimozione dei rifiuti di superficie, possono evitare che le sostanze siano dilavate in mare dalla pioggia o che evaporino finendo nei nostri polmoni, ma sicuramente non fermano l'acqua che sgorga da sotto terra e arriva al mare filtrando dal cuore nascosto della discarica.
Si stima che la bonifica richieda 10 milioni di euro. Una bonifica che dovrebbe essere a carico della Marina Militare e che, come conseguenza, non ha mai avuto minimamente luogo. Dopo proposte di tombamento, la Marina oggi al massimo vagheggia di vari metodi di bonifica che non sempre prevedono la rimozione degli inquinanti.

Campo in Ferro - inquinanti tra case mare.
È pertanto ancora più amaro accogliere alla Spezia un nuovo cittadino, sì, ma dolorosamente alla memoria; un uomo in divisa che è stato assassinato perché adempiva al proprio dovere. Perché altri uomini in divisa, che i Murati Vivi hanno incontrato in tre anni, del dovere ben meno rischioso di pulire e difenderci dai rifiuti parlano invece controvoglia (se ne parlano). E in 11 anni non hanno fatto ancora nulla in proposito.
La scusa è che mancano soldi, ma a ben vedere il viaggio della "portaerei" Cavour, che fa da bancherella per armi e altre mercanzie tra Golfo Persico e Africa, costa 7 milioni. Senza dimenticare la vergognosa ricerca all'ultimo minuto di bambini bisognosi, per dare una parvenza umanitaria al viaggetto.
Non era meglio spenderli per un 70% di bonifica qui? Ma sappiamo che le priorità in certi ambienti sono altre.
Così come sappiamo che un ufficiale come De Grazia ci rappresenterebbe, altri ufficiali davvero no.-

martedì 21 gennaio 2014

Intervista a Freud

I cambiamenti sono sempre una fase delicata per le persone. a volte i territori cambiano di colpo senza dare il tempo di metabolizzare i mutamenti. Un muro psicologico, ad esempio, continua ancora oggi a dividere l'est e l'ovest della Germania. Consci dell'importanza del fattore psicologico nei processi di cambiamento di intere città e territori, abbiamo pensato di chiedere un parere direttamente a Sigmund Freud.


Murati Vivi - professor Freud, cosa si può dire dell'attuale situazione alla Spezia, siamo pronti a pensare e vivere un cambiamento così importante e carico di potenzialità come la restituzione alla fruizione pubblica delle aree militari inutilizzate dalla marina?

Freud - La città ospita due linee di pensiero, una che è pronta e vuole il cambiamento e lo dichiara apertamente. L'altra che  invece non è assolutamente pronta e cerca in tutti i modi di negare le trasformazioni che sono già in atto.

MV - ma se sono già in atto, come si può negarle?

F - Basta non farlo apertamente, utilizzare scuse vaghe, come non meglio precisate questioni strategiche, impossibilità burocratiche o facendo lo scaricabarile per le competenze. Se messi alle strette si può arrivare a dire che una realtà diversa dall'attuale non può esistere, invocando ogni alternativa come un'utopia. Si tratta di un comportamento tipico e molto comune dettato dalla paura che ogni cambiamento genera.

MV - ma ad un certo punto si deve per forza accettare una realtà che cambia...

F - Di solito, ma non è detto. ad esempio al cadere dei regimi vi sono persone che si chiudono nel passato e contnuano a vivere come se nulla fosse cambiato. Potrebbe succedere anche da voi alla Spezia.

MV - speriamo di no! e come possiamo capire a che punto di chiusura sono le persone che rifiutano il cambiamento palese?

F - Dalle dichirazioni sui giornali si possono cogliere interessanti segnali. non per quello che viene detto...
che è prevedibile e vuoto come i dialoghi di una fiction. ma per quello che, involontariamente, si comunica tra le righe. Ad esempio ricordo di aver colto un segnale curioso: le critiche sull'attuale situazione delle zone militari sono state definite da qualcuno "solito tormentone contro la marina".

MV - sembra solo una frase per non entrere nel merito, l' "astuzia" che abbiamo visto usare spesso in tv da vari politici: "ma è il solito argomento!" e non si risponde.
ma non si può invocare la noia quando ti ricordano che c'è un problema irrisolto. è un vecchio trucco e pure un errore argomentativo. e poi il lavoro dei politici e rappresentanti delle istituzioni dovrebbe essere ascoltare e cercare soluzioni...


F - Sì, sì. Mi spiego meglio: non esiste alla Spezia nessun tormentone contro la marina, ne parlate più intensamente da appena tre anni e sempre in modi diversi, la cosa interessante è che qualcuno arrivi a inventarsi che esista, un tormentone!
Questa invenzione ci dice già tantissimo: chi fa simili dichiarazioni ci crede! Sente davvero il tormentone. Che se ne parli poco o niente in molti, ufficiali o ex-ufficiali di marina, sentono continuamente il tormento di una richiesta della popolazione, dovunque siano, qualunque cosa facciano. Non riescono più a far finta come un tempo che il problema non esista, si sentono accerchiati. sono incalzati da una preoccupazione enorme al riguardo. E sappiamo che la preoccupazione è tanto più grande quanto è più lunga la coda di paglia.

MV - in effetti quando in arsenale crescono i pini sui tetti, quando esistono realtà turistico-balneari in zone militari proibite agli spezzini come a Maralunga, la coda di paglia deve essere chilometrica. aree strategiche le chiamano. che certo la forza armata non è disposta a cedere... se no dove vanno al mare? invece la discarica di campo in ferro sono pronti a restituirla subito così com'è, guarda caso.

F - Scelte dettate dallo spirito di abnegazione nel servire la Patria, da nobiltà di intenti. non c'è dubbio! [ride]

MV - la nostra preoccupazione invece è che dopo tre anni di sensibilizzazione sul problema, non sia cambiato nulla...

F - Al contrario, in tantissime dichiarazioni trovo il segno che c'è molto di nuovo nella vostra città. Soprattutto per i tanti che fino all'anno scorso andavano  in giro a dire (e ci credevano davvero!) che "Spezia era stata fondata dalla marina". Questo sì un vero tormentone tradizionale, forse retaggio di sogni di grandezza simil-coloniali... Era una storia falsa. E le storie false si inventano per fare una bella figura che non si merita: segno di forte insicurezza, di bisogno di una legittimazione evidentemente impossibile di fronte alla storia, ma così agognata da ricorrere alla bugia. Questo modo di dire è scomparso lasciando tutta una serie di persone prive di una stampella psicologica importante.

MV - e l'altro vero tormentone spezzino "la marina ci ha dato da mangiare"?

F - È diventato una rarità e sta assumendo un tono sarcastico e irriverente, tipico dell'ironia locale. Anche perché mi pare che col cibo abbiano servito pure l'amianto...
Con questi due esempi voglio sottolineare che la questione è delicata, per queste persone si tratta di un momento psicologicamente tragico: in molti si vedevano alla Spezia come degli pseudofondatori e benefattori, si sentivano di aver portato civiltà e cibo in una terra di selvaggi affamati -anche se in cuore avevano in realtà il dubbio che il golfo fosse abitato ai tempi.- e poi, ops, all'improvviso non è più vero. Costretti ad aprire gli occhi sulla realtà, non solo non si sentono più fondatori ma scoprono di aver distrutto, espropriato e inquinato. E oggi si sentono additati come chi occupa troppi posti in un locale pieno, dicendo che aspetta amici. amici che non arrivano mai. Amici che, a un certo punto, sarà chiaro che non esistono.

MV - in realtà attendono con terrore il momento in cui qualcuno, terminata la pazienza, si prederà i posti occupati fino ad allora senza motivo. un momento che arriverà per certo. ma che tenteranno di rimandare il più possibile.

F - Esattamente.

MV - come ci consiglia di interagire con questa mentalità?

F - Cercheranno di rifuggire ogni interazione per prendere tempo. Per il loro bene non andrebbero assecondati. In realtà vogliono semplicemente stare tranquilli, fate loro capire che la vita potrà solo migliorare con la restituzione delle aree inutilmente occupate dalla marina e ricordate che più si agitano e si inalberano e più vi stanno inconsciamente chiedendo aiuto.

mercoledì 23 ottobre 2013

Bollettino del Muro n°2



Continuiamo a scrivere, per ora senza alcuna risposta. Si vede che anche l'educazione è diventata troppo impegnativa dentro il recinto della Marina Militare.
Di seguito la mail inviata oggi (ore 12.24) al vertice locale della Forza Armata e alla stampa. 

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All'attenzione del Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'alto Tirreno
Amm. di Squadra Andrea TOSCANO,
tramite l'Ufficiale addetto CF F. BUONACCORSI

Apprendiamo dal Ministero della Difesa quanto direttamente non ha avuto il coraggio e la correttezza di comunicarci: gli incontri tra Marina Militare e associazione Murati Vivi erano solo un modo per fingere interesse circa i problemi di convivenza tra popolazione civile e Marina Militare e prendere tempo in vista di accordi con altri attori, ma non con la popolazione locale.
In vero non ci siamo mai aspettati qualcosa di diverso, forse solo un po' più di stile. Ma la sopravvalutazione del vostro ambiente è un tragico errore fin troppo diffuso.

Prendiamo atto che la Marina Militare si pone come ostacolo agli interessi degli abitanti, la fruizione del loro proprio territorio e delle possibilità di sviluppo economico ad esso legate.

Ammiraglio, lei disse che "non si può non essere d'accordo" con le nostre proposte e analisi. Ma se si oppongono ostacoli inesistenti alla loro attuazione è l'intera istituzione che rappresenta a perdere di credibilità, qualità per cui essa, peraltro, non ha mai brillato in questo Golfo.
Non si possono imporre pretese di comodità di ormeggio di relitti e accumuli di rifiuti di fronte alle esigenze di esistenza stessa di un borgo, di una città e dei suoi abitanti.

La decisione della Difesa di strangolare una comunità per ostinarsi a mantenere costa e capannoni inutili è indegna del ruolo che qualsiasi Forza Armata dovrebbe ricoprire in un paese democratico. Ogni plausibile funzione militare può essere svolta anche liberando il fronte mare di ponente. Le propagandate razionalizzazioni non possono ignorare le urgenti esigenze della popolazione locale, come invece pare sia prassi nel vostro modo di operare.
Esiste il mondo fuori dal vostro muro e non può più essere ignorato.


Associazione Murati Vivi 

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Tetto in enternit sul muro, la nostra Cortina d'Amianto

lunedì 21 ottobre 2013

Ottusità al potere

Ancora una volta il Ministero della Difesa risponde con favole alle richieste dei cittadini.
La cortina fumogena, si sa, è un classico diversivo per nascondere la verità.
Al di là delle superficialità degli argomenti, che in un tema a scuola si sarebbero guadagnati il biasimo di un qualsiasi insegnante, colpisce la faccia tosta, la totale ignoranza e incomprensione del problema.
C'è la sviolinata sull'occupazione, ma il ministero dimentica (ops) che il collasso occupazionale è insito nei piani di riammodernamento degli arsenali: sono loro che progettano la riduzione del personale e la stanno attuando da decenni. Se davvero stesse loro a cuore l'occupazione e l'economia locale libererebbero le aree occupate "per ormeggiare navi in disarmo" e che impediscono un vivere normale sulle nostre coste e che ridarebbero fiato a un'economia gestita male e con menefreghismo da progetti militari che sono solo farsa.
Così come è ridicolo parlare di "naviglio" nelle vasche di San Vito, relitti che galleggiano a stento e che sono stati portati lì, guarda caso, in occasione di altra interrogazione del ministero. È questa la tattica che si insegna nei corsi della Marina Militare? Come aggirare le richieste dei cittadini?
Perché in tre anni di associazione s'è dimostrato al di là di ogni perplessità che il baraccone arsenalizio è una riserva di vuoto a spese (care) del cittadino. Pieno di amianto e inquinanti di cui nessuno vuole occuparsi. L'eroica Marina semina veleni e poi li propone come pegno di buon cuore agli abitanti. Ma anche per il ministero qui fervono grandi progetti, arriverà il Comsubin in capannoni fatiscenti... serve gente altamente addestrata per sopravviverci dentro, questo è vero. 
Si vaneggia di moli "perpendicolari" alle banchine... in effetti ormai siamo pronti di vederne anche paralleli. Ma da Roma ci dicono che hanno molto a cuore la situazione del "comune di Marola" (che non esiste) sposteranno il muro di qualche metro indietro. E questo a difesa del nulla è il massimo che sono riusciti a pensare. Tutte idee che arrivano da Spezia, a Roma non sanno neanche di cosa parlano e si limitano a scopiazzare vecchie risposte alla bell'e meglio.

 La cosa più triste rimane la mancanza di vergogna delle persone sotto le divise e sotto gli incarichi, capaci di venire meno alla propria parola e alla propria dignità per pigrizia, inettitudine e menefreghismo.
Hanno altro a cui pensare, loro, supportati da lauti stipendi.





venerdì 9 agosto 2013

Verità intraprese

La verità  ha una definizione difficile,sopratutto se è scomoda e marcia.
Partendo da questo aforisma  scontato  vorrei trasmettere l'impossibile, la sensazione di rabbia e delusione che continua vagare ovunque tra il muro bellicoso e  cancelli di ferro.
Delusione per tutte quelle persone,in quel paese,che non hanno coraggio e determinazione per parlare con una sincerità inattaccabile per difendere chi è morto e chi morirà.
Non vedo il coraggio di una comunità,necessario per essere rispettati e considerati, non come borgata che vince il palio,ma come cittadini di Marola, quel maledetto posto sulla strada ,censurato dal muro e sconosciuto al passante.
Senza togliere niente all' euforia per una gara remiera,ultimo contatto con il mare  ultimo diritto a vivere il mare.
Dove si dissipano invece  il resto dei disagi che il muro e la Marina Militare regalano per il resto dei 364 giorni dell'anno?
La risposta è rischiosa perchè le responsabilità,forse, non riguardano solo i gestori ma anche i gestiti.
La risposta è nel silenzio che una popolazione si porta sopra alle spalle convinta di essere protetta e  sicura in attesa del grande favore.
Spesso mi sono chiesto la motivazione del perchè gli abitanti di Marola non recepiscono il problema in maniera profonda e devastante.
Perchè nessuno parla del campo in ferro con polemica e insistenza, perchè nessuno esamina indignato tutta questa situazione?
Ancora silenzio tra i tetti di amianto e le operazioni sospette, sembra quasi che a nessuno importi abbastanza del destino delle generazioni future e tantomeno della vita che un paese come Marola deve ritrovare per non diventare freddo e metropolitano come qualche quartiere rinchiuso dal porto.
Anche la dignità si intravede e scompare, dignità che dovrebbe rifiutare qualsiasi palio e protestare con costanza per ricordare a tutti che Marola ha subito e subisce ancora l'ombra del muro.
La verità a questo punto rimane nelle mani delle persone che trovano l'animo per coltivare scelte e posizioni che possano davvero trasmettere l'insofferenza del paese,senza se e senza ma, a costo di rinunciare a tante cose.
Credere con ardore per questa protesta significa aiutare Marola a sopravvivere.
Questa dovrebbe essere la ragion di vita di ogni Marolino.











giovedì 1 agosto 2013

All'osso

Breve commedia in tre atti (per ora), ambientata alla Spezia. Basata su una storia vera.

Prologo: i Murati Vivi sono costretti a vivere senza mare, schiacciati dal muro dell'Ente Murante che gestisce la costa per scopi, in teoria, militari.

Atto I - L'inizio
Murati Vivi - Qui le uniche attività militari sono l'abbandono e la balneazione, dovete restituire agli spezzini i loro luoghi. per primi quelli che riaprano la città sul mare per consentirci di vivere meglio.
Ente Murante - versione 1- Impossibile! le aree sono strategiche, abbiamo grandi progetti. Possiamo darvi la rumenta a Campo in Ferro.

Atto II  - Il secondo tempo
MV - Qui le uniche attività militari sono l'abbandono e la balneazione, dovete restituire agli spezzini i loro luoghi. per primi quelli che riaprano la città sul mare per consentirci di vivere meglio.
EM - verisone 2 - In effetti alcune aree possono essere dismesse, ma non il bagno ufficiali, intanto possiamo darvi la rumenta a Campo in Ferro, anche domani. Parliamone. Poi c'è MArDiChi coi tetti in amianto, un altro paio di aree disastrate e l'ex polveriera di Vallegrande che nessuno sa cosa poterci fare. L'ospedale e la caserma Duca degli Abruzzi, un pochino di campo Montagna.
MV - Bene la caserma e l'ospedale, ma il punto è il mare. Non c'è possibilità di sviluppo senza accesso al mare sono quelle le aree cruciali per la città.
EM - Si può parlare di un progetto di graduale restituzione e apertura di quelle aree in un arco di tempo a medio e lungo termine, ma prima di tutto la rumenta a Campo in Ferro.

Campo in Ferro - teli di protezione dalla pioggia. Ma sotto c'è una risorgiva.
MV - Necessariamente si dovrà procedere coinvolgendo la popolazione, non esiste altra soluzione se non la restituzione delle aree a ridosso del mare e al paese di Marola. A Campo in Ferro serve una bonifica.
EM - Se ne può parlare

Atto III - Ultimamente
EM - Nelle aree adiacenti a Marola verranno dislocati reparti subacquei e di fronte si costruirà un capannone, nessun piano di restituzione a medio o lungo termine, anzi. Coinvolgimento della popolazione: zero. Assunzione di reponsabilità di fronte alle esigenze degli abitanti: zero. È che dobbiamo stare larghi nelle nostre aree, anche se voi state messi come le galline d'allevamento. Disponibile subito la rumenta, al limite un po' di spazio vicino alla rumenta. Non vi diciamo quanto, si creda pure che ci stiamo pensando intensamente ma vedrete che sarà al massimo, se va bene, come la proposta dell'Autorità Portuale di due anni fa, anche se fingiamo di non saperlo.

Risposte a piacere del lettore.
(Noi avremmo risposto come qui)

martedì 23 luglio 2013

Bollettino del Muro n°1



Mail inviata oggi alle 11.02 alla Marina Militare e alla stampa.

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All'attenzione del Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'alto Tirreno
Amm. di Squadra Andrea TOSCANO,
tramite l'Ufficiale addetto CF F. BUONACCORSI

Da recenti dichiarazioni apprendiamo di progetti di costruzione di fronte a Marola e dell'installazione in capannoni, anche chiaramente inagibili, del Gruppo Operativo Subacquei presso le vasche di San Vito, secondo modalità e progetti non specificati.
Tali elementi risultano in contrasto con la restituzione delle aree interessate, non solo a breve ma anche a medio e lungo termine, a differenza di quanto dichiarato nei due incontri con l'associazione circa una graduale riapertura delle aree ai cittadini.
Ricordiamo che il problema di cui da tempo richiediamo e proponiamo una soluzione può essere risolto solo con il coinvolgimento della popolazione locale, mentre simili idee di gestione delle aree vanno nella direzione opposta.
 
Comprendiamo che la Marina Militare sia abituata a disporsi "comodamente" nel golfo della Spezia sempre a discapito delle attuali esigenze e necessità, sia dei cittadini sia della Città stessa. Inoltre sappiamo che non sono mai state prese in considerazione tali esigenze e tali necessità, altrimenti non avremmo serbatoi sotto le case con annessi depositi di amianto, così come vecchi piani d'emergenza nucleare tenuti segreti alla popolazione. Ma si era d'accordo che le cose sarebbero dovute cambiare o, almeno, così si era detto.

Siamo pertanto fiduciosi di ricevere in risposta alle presente i dettagli circa le aperture pubbliche previste nell'area di San Vito in concomitanza alla progettata installazione del GOS, così come quelli riguardanti edificazioni sul fronte mare. Non di meno sono di interesse dell'Associazione la provenienza e l'ammontare dei fondi appositamente allocati, così come i progetti e gli accordi con l'Autorità Portuale che vediamo essere in stato avanzato.
Visto che la trasparenza è un punto fondamentale per essere credibili nella ricerca di una soluzione, la presente lettera è aperta e pubblica. Così considereremo e pubblicheremo la risposta.

Cordiali Saluti

Associazione Murati Vivi 
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Capannone Artiglieria a San Vito: intonacato solo sul lato verso il paese (l'altro lato)