venerdì 1 aprile 2011

ammiraglic park


A Spezia c'è stato il cambio di ammiraglio. Non è chiaro perché si debba fare una cerimonia con tanto di spade e gesti goffi, sarà una qualche strana usanza. Se non ci stupiscono i riti tribali nelle foreste più sperdute, questo ci lascia un po' basiti perché va proprio a comporre quel quadro di forma ed esteriorità senza sostanza che al giorno d'oggi non è più sopportabile.
Nessuno pensava che col cambio della guardia giungesse un vento nuovo, di rinnovamento, di apertura: è cosa impossibile, finché gli ammiragli giungeranno direttamente dal giurassico.

Dobbiamo capire che si tratta di un mondo diverso, un mondo dove esistono ordini e non spiegazioni. Quindi se il capo di stato maggiore Branciforte ci dice che per la questione delle aree militari dismissibili c'è tempo, non ci dirà mai perché, come, quando, in che senso "c'è tempo". L'affermazione rimarrà così, tanto perentoria quanto inspiegata, basata chissà su cosa. "c'è tempo".
Un po' diverso per chi alla Spezia ci vive, con tutti i problemi che la presenza della marina militare, così com'è oggi, comporta.

Ma questa è un'altra cosa che dobbiamo capire: quello degli ammiragli è un mondo a parte, chiuso, deve essere molto difficile per loro concepire il loro universo in connessione con una realtà esterna... se per loro c'è tempo, c'è tempo. Punto. Dovrebbero valutare qualcosa all'infuori della marina? I cittadini, chi?

E come dobbiamo interpretare le affermazioni dell'ammiraglio Campregher che vuole che i rapporti tra città e marina migliorino sempre più e poi sostiene che la questione a campo in ferro si può risolvere con una bella colata di cemento?
Verrebbe da pensare: e hai proprio iniziato col piede giusto i rapporti con la città!

Ma dobbiamo capire, il cemento per certe generazioni è bello! E i rifiuti basta ignorarli, non vederli. È lo struzzo che ficca la testa sottoterra, è il vecchio trucco della polvere sotto il tappeto, che in salotto funziona alla grande. . Altroché bonifiche dispendiose. Niente esperti di ambiente, di inquinamento. Niente think tank che sviluppino soluzioni nuove, all'avanguardia. Perché spendere e pulire quando la scappatoia è a portata di betoniera? E cosa volete che sia una colata di cemento in questo golfo? Ce n'è già tanto! Se non si pensa mai ai cittadini, non si pensa neanche alla loro salute. E "ambiente" diventa una parola con altri significati, tipo "che bell'ambiente c'è al circolo ufficiali".

In questo loro mondo, tutto ha un suo senso... se non ci si pone domande.
Ed ecco l'ultimo punto che dobbiamo comprendere: oltre il muraglione invalicabile non si fanno domande. Non esistono. A che servirebbero se non esistono spiegazioni?

Solo così si può cercare di spiegare perché nel nostro golfo ci sono paesi strangolati dalla presenza miltare, violentati nella propria storia e privati di un futuro, perché intere aree che sarebbero ricchezza e sviluppo per il territorio sono lasciate in abbandono, perché edifici storici in mano alla marina stanno crollando a pezzi mentre gli stabilimenti balneari della marina sulle nostre coste sono curati e manutenuti.

Basterà introdurre in questa mentalità desueta i rivoluzionari concetti di "spiegazione" "coscienza dell'altro" e "domanda" o dovremo attendere invece che il cambio di ammiraglio, il cambio generazionale ai vertici della marina? Vedremo, l'anno che verrà. Visto che il nuovo acquisto andrà già in pensione. Un anno non basta a risolvere i problemi, ma forse per peggiorarli è più che sufficiente.

E.A.

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