lunedì 12 novembre 2012

La bettolina dell'amore


Una piccola e sporca love boat, perché tra Marina Militare e Spezia è proprio amore. A prima vista: dal tempo delle demolizioni di case e chiese, fino a oggi.
Cos'è una bettolina? È un battello per il trasporto di carburante e il rifornimento delle navi, una sorta di chiatta grossa e sgraziata che fa da benzinaio.
La bettolina se ne stava ormeggiata di fronte a Campo in Ferro, altro luogo simbolo di un atto d'amore e rispetto verso abitanti e ambiente; produceva ruggine con successo quando una delle recenti piogge l'ha fatta colare a picco.
Recuperata dal fondo, viene portata di fronte a Marola alla banchina carbone che, ci disse il Ministero della Difesa, è un'area "pienamente utilizzata per l'ormeggio di navi in disarmo". Nonostante tutto questo pieno utilizzo, hanno trovato modo e tempo per predisporre la demolizione della bettolina.

In Italia non si possono demolire imbarcazioni in un luogo scelto a piacere, esiste una rigidissima normativa. E la banchina carbone non è certo una scelta possibile. Ma ancora: sul posto non ci sono aspiratori per abbattere l'inquinamento da polveri su un mezzo che è lecito ritenere contenga amianto, non c'è stata pulizia e bonifica dai residui di carburante, come testimoniano gli spruzzi e le fiammate innescate dagli strumenti per il taglio delle lamiere. La gru opera come un dinosauro: il braccio meccanico sbrana letteralmente la carcassa del mezzo, strappando a morsi la bettolina.
Alcuni marolini, che si godevano il panorama, testimoniano la solitudine dell'operaio che lavora alla demolizione, in costrasto con le norme per la sicurezza sul lavoro. I rottami masticati vengono poi gettati lì accanto, a emulare i mai bonificati splendori di Campo in Ferro.



Il tutto di fronte all'asilo e alla scuola elementare del paese. Non solo perché è sano, ma perché è anche educativo, vero? Ma almeno i bambini avranno le idee più chiare rispetto a tanti politici adulti sul concetto di decenza e sul reale significato del "nuovo patto tra città e MM", sbandierato come già positivamente in corso. Oppure il curioso concetto di "simbiosi" tra città e MM.

A Marola aggiungiamo un'altra tacca al conteggio degli atti d'amore della Marina verso gli abitanti, come già per i depositi di carburante scavati sotto al paese o le installazioni sotterranee divenute discariche di amianto alla buona, lo scandalo di Campo in Ferro con le lettere che negavano l'inquinamento, il muro, il sequestro del mare, il blocco della processione del Santo Patrono... e si potrebbe andare avanti per 150 anni.

Dubitiamo che la Marina Militare abbia un elenco simile o semplicemente un'idea plausibile di rapporto con la popolazione: chi di dovere avrebbe capito da tempo che è necessario invertire la rotta.

Una semplice questione di civiltà.

martedì 6 novembre 2012

Una misteriosa simbiosi


Un giornale cartaceo ci informa che domenica, 4 novembre, è avvenuta una "simbiosi" tra Forze Armate e città.
Meno male hanno fatto l'articolo. Da Marola infatti non si vedeva la simbiosi, complice il muro troppo alto, evidentemente. Strano perché una collaborazione proficua, con vantaggi reciproci, tra una città e un'intera Forza Armata si dovrebbe vedere nonostante i muri di cemento.
Avranno aperto la sede per l'università in qualche caserma vuota? Avranno aperto l'ospedale militare (vuoto) magari con qualche macchina medicamentosa che manca alla Spezia?
Magari un accordo sulla bonifica di Campo in Ferro?
No: una cerimonia, l'entrata gratis al museo navale, la visita a qualche nave e una passata di propaganda per i più piccoli alla piscina Mori. (Vanno educati da piccoli alla simbiosi, si sa)

E dov'è la collaborazione e il vantaggio per la città? Cosa ha fatto la Marina per ingombrare meno costa e territorio con le sue aree in disuso? Cosa porta una giornata con un po' di turismo militare e, alla meno peggio, nautico-museale? Uh, immaginiamo le ricadute positive di una simile "simbiosi" di basso profilo e a senso unico... e il famoso "indotto" a cui siamo abituati.

Shhh! Non rompete l'incantesimo! l'importante è dirlo: a Spezia con la marina militare va tutto bene.
Magari per magia le parole diventano realtà! Vi ricordate La Russa? "Non voglio più sentire che a Spezia c'è una città nella città (l'arsenale)" e con questo si sarebbe risolto tutto. Ma solo se l'ex ministro della Difesa fosse stato Mago Merlino in incognito.

Di fronte ai tanti problemi segnalati dai cittadini, alcuni gravissimi, la Marina Militare ha coscienziosamente reagito con prontezza, come si confà a una organizzazione altamente operativa. Ad esempio inviando la banda musicale alla fiera di S.Giuseppe. La cosa, si capisce, ha risolto un sacco di problemi. Quasi sembra impossibile che si potesse vivere a Spezia prima di questa operazione sonora...

Non c'è da stupirsi; il rapporto con le popolazioni vissuto dalle forze armate è stato spesso utilitaristico: imbonirle e "farsele amiche". Poteva andare peggio. Potevano offrirci specchietti e perline. Invece panem et circenses alla spezzina maniera. Missione coronata con successo e ben poco impegno per oltre un secolo. Ma ormai qui di panem non ne passano più, sono rimasti i circenses che, in mancanza di meglio, ci tocca sorbire.

Così si è passati da "la Marina ha fondato Spezia" a "adattamenti reciproci" sino alla "simbiosi" per articoli di giornale: il lento tramonto di un circo che ha sempre puntato sul passato, spesso inventato, non avendo nulla da offrire nel presente, se non problemi.
Ora: quanto deve ancora andare avanti la bolla in cui galleggia la questione aree militari? Più si aspetta e peggio è. Occorrono soluzioni vere, bonifiche vere, fronti mare veri e vivibili. Non farsette da propaganda anni '50 sui giornali.

Intanto il muro fa mostra di sé, i tetti in eternit pure. E poco oltre occhieggia la discarica di arsenico, PCB, olio e mercurio. C'è nostalgia per l'uranio impoverito che era stato buttato lì, in quello che fu uno dei luoghi più belli del Golfo, a pochi passi da un paese che tra filo spinato e cemento sembra un quartiere di Belfast.

Che simbiosi stupenda.

mercoledì 31 ottobre 2012

racconto di halloween: En sumio.

"Ammiraglio si avvicinano!"
"Come è possibile?? Dove sono i nostri torpedinieri?! Perché non li fermano??"
"Sono in difficoltà signore! Motori in avaria, erano fermi da troppo tempo!"
"Dannazione, mi metta in contatto coi sommergibili!"
"Ci sto provando signore, ma le comunicazioni sono interrotte!"
"Maledetti, maledetti! Con quelle loro barchette a remi, cosa vogliono eh? Cosa? Con che diritto?.. Presto, mi passi Maribase!"
"Signorsì!"
"Maribase da Ammiraglio! Rapido ragguaglio!"
La cornetta emetteva un fruscìo tremendo.
"Signore, le linee di difesa hanno ceduto! tzzzzz tzzzzz ...muro in pezzi! tzzzz sono ovunque, sono tantissimi...tzzzzz stanno piantando... alberi.... tzzz non riusciamo a -tlaac"
Dall'auricolare uscì un fischio acuto, l'ammiraglio l'allontanò da sé con una smorfia.
"Terribile... terribile..."
"Signore..." si strinsero intorno gli ufficiali.
"Anche l'Arsenale è caduto in mano ai ribelli..."
Si fece un silenzio di tomba e l'aria si riempì di quella tensione che indurisce il respiro.
Non c'era più speranza. Ora non c'era più nessun appiglio per una qualche illusione.
"Prima che la comunicazione si interrompesse, il comandante mi ha detto che stavano piantando alberi..."
La cerchia di ufficiali fu ulteriormente scossa.
"Ma allora... non hanno pietà..."
"Per fortuna l'area è così cementificata e inquinata che stenteranno a prendere, maledetti alberi..."
"Signore..."
"Lo so, lo so. Da qui non abbiamo via d'uscita. Quest'isola è la nostra ultima roccaforte... e loro sono laggiù che si avvicinano con quelle bagnarole senza motore, nonostante la pioggia... remano."
"Resisteremo a oltranza! Ma signore, lei non deve cadere nelle mani dei rivoltosi!"
Ci fu un attimo di commozione.
L'ammiraglio restò in silenzio, poi si voltò ed uscì dalla sala, percorse il lungo corridoio di pietra, salì la scaletta e uscì all'aria sotto la pioggia sottile dell'autunno. Il grigio del cielo veniva rotto da nuvole contorte, scure. Si fermò su un poggio, da lì si vedeva l'altra isola dai cui lati sgorgava un luccicare di fari, fanali e luci delle piccole barchette a remi, che dondolavano forte sul mare color piombo. E si avvicinavano. Si vedevano delle bandiere arancioni.
"Ah! Non sopporto la vista di quel colore!"
Strinse le mani sugli occhi e scappò verso la sua residenza, si chiuse dentro. Non sapeva cosa fare... Poi si rincuorò, pensò ai Romanov rovesciati dalla rivoluzione, ai reali di Francia: "Dovevano sentirsi come me ora". E considerando quella compagnia come degna di ammirazione fu molto soddisfatto di essersene autodichiarato un simile.
Era sempre stato abile a dirsi le cose da solo. E anche gli altri spesso ci credevano.
Si riordinò la divisa e si adagiò sulla poltrona, era stanco e doveva solo aspettare.

Tra il frusciare del mare si fece sempre più distinto il vocìo che saliva dalle barche e poi il rumore degli scafi l'uno vicino all'altro, parabordo contro parabordo.
E poi i passi rumorosi, le risate e le grida, gli scambi concitati.
L'ammiraglio piegò la bocca in giù e mormorò stizzito "La... popolazione..."

All'improvviso si spalancò la porta facendo entrare la luce dura di una giornata d'estate, si fece avanti una ragazza seguita da bambini, bambine e uomini e donne con le macchine fotografiche al collo e i cappellini per il sole. Si disposero a semicerchio davanti alla poltrona.
"Questa era la residenza dell'ammiraglio, quando queste isole e il golfo erano sotto il controllo militare e la popolazione non poteva accedere al mare. Pensate non si poteva neanche sbarcare su quest'isola!"
I turisti scattarono le foto col flash. Un bambino si avvicinò alla poltrona e fissò il pupazzo con la divisa blu, un cartellino accanto specificava 'ammiraglio'.
"Mamma ma questo signore voleva il mare tutto per lui?"
"Sì, per sé e pochi amici"
"Perché?"
"Questo non lo ha mai capito nessuno, ma lo voleva solo per sé"
"E tutti gli altri?"
"C'era un muro che li teneva lontani"
Il bambino fissò la faccia del pupazzo con un'espressione di rimprovero.
"Non si ruba il mare!"
Poi ritornando dalla mamma si voltò a riguardarlo e prese a ridacchiare "Che buffo vestito! Che buffo vestito!"
I turisti uscirono e la porta ricreò il buio. Il pupazzo rimase a fissarlo.

L'ammiraglio si svegliò di soprassalto col cuore in gola. Accese la luce sul comodino. Ancora quel maledetto incubo. Si mise a sedere contro la spalliera del letto, inforcò gli occhiali e prese il giornale subito sotto, era già aperto alla pagina giusta, cercò le righe tranquillizzanti "nessuno vuole mandare via l'Arsenale, ma solo liberare il fronte mare dei paesi murati vivi e vedere restituite le aree inutilizzate alla popolazione..." ecco, già bastava. "Non tutto, solo un po'... non tutto..." ripetè per rallentare il cuore. Avrebbe voluto avere informazioni più chiare, ma per ora in piena notte andava già bene così. Si risdraiò, allungando la mano spense l'abat-jour, la coperta bene in alto sotto il mento respirando profondamente. Il sonno sarebbe tornato. Nel frattempo avrebbe fissato il buio.

martedì 21 agosto 2012

Stagione Murata



L'estate avanza sempre più calda, ricolma di spettacoli di intrattenimento e distrazione, un’estate che ricorderemo anche come la stagione delle dismissioni temporanee.
Dismissioni furbe e inutili che allietano il cittadino e accendono la speranza per questi spazi visibili invisibili che non aiutano nessuno.
Non vogliamo sputare su tutto ma perché dovremmo sentirci felici e appagati?
Il nostro fastidioso problema non riguarda soprattutto il mare, la vita e l'anima di un paese che non c'è più?
Dietro a lunghi discorsi e articoli sognanti chiediamo, come sempre, quando arriverà il momento per le cose serie,se vale più la felicità nel bersi una biretta sotto un tetto del 1860 o la tristezza per tutte quelle persone dimenticate dietro a un muro.
Non per pessimismo, semplicemente per priorità.
Priorità che in molti fanno fatica a scorgere, priorità ricolme di responsabilità e impegni da cui tutti scappano a gambe levate.
Intanto nel paese il silenzio regna sovrano, tra autobus in ritardo e file di speranzosi vacanzieri che ammirano Radar a tavoletta e navi con l'erbino.

Artsenal è un successo un risveglio della cultura cittadina, dicono.
Una cultura che però non riesce a capire che questo muro distrugge qualsiasi cosa, dall'identità dei paesi alle  generazioni che scappano altrove.
Questo è un problema serio.
Serio come le condizioni del nostro ospedale che tra una toppa e l'altra incute la solita tremenda tristezza al malato che vi passa, mentre laggiù ne esiste un altro intoccabile, quindi,  perché dobbiamo sentirci onorati se riceviamo  edifici vuoti e  inutili quando potremmo davvero usufruire di edifici già funzionali?

Qui delude un pò il comune, che nella storia ha sempre dovuto  rincorrere la  Marina, dalla costruzione dell'assetto urbano per  necessità dell'arsenale alle conseguenze attuali che tutti sappiamo.
I Murati Vivi non sognano la cortina di ferro tra istituzioni e Marina, bensì chiedono più sensibilità sull'argomento e  determinazione nel tutelare la salute del cittadino e l'identità del territorio.
La consapevolezza di porre un problema con una soluzione lontana non elimina obblighi e priorità sulle problematiche attuali che mangiano, lentamente , gli indigeni all'ombra del muro.

sabato 4 agosto 2012

Egoismo balneare


Il Golfo della Spezia è pervaso dalla presenza militare, "nel bene e nel male" specificò l'uscito ammiraglio dell'alto Tirreno Paoli.
Interessante... Il male sarà Campo in ferro, che magari fosse in ferro, saranno le aree sottratte ai paesi, e con esse il mare, il nostro passato e il nostro futuro. Il tutto condito dal muro e dal filo spinato, dietro il quale si vede lo stato pietoso in cui è ridotta quella parte del nostro territorio.

E il bene? Bisogna pensarci un po'... dovrebbe essere un'attività non inquinante. Mica ovunque si faranno campi in ferro. Infatti, riflettendo, dopo Lerici c'è una curiosa installazione militare: tra due belle insenature si allunga una lingua di terra che prende il nome di Maralunga. Qui, sotto la denominazione di "stabilimento elioterapico", avviene la straordinaria metamorfosi dell'istituzione marinara: non più le colate di cemento, le navi grigie o i rifiuti che siamo abituati a vedere sulla costa di ponente, ma bungalow, ombrelloni, gazebo, sedie a sdraio e tintarella (in vero un po' di cemento c'è anche qui, pare sia un irrinunciabile tocco di classe). Qualunque nome gli si voglia dare, Maralunga oggi è esclusivamente una cosa: lo stabilimento balneare degli ufficiali di marina.
Terreno del Demanio, mensa e servizi a prezzo di costo o quasi: di fatto "paga Pantalone", cioè i cittadini tutti che però non possono accedervi.

Forse, quando un tempo gli stipendi dei militari erano ingenerosamente bassi poteva avere un senso. Come nell'ottica nippo-aziendale dove la paga è minima ma viene passato tutto il resto, comprese vacanze in Italia. O, meglio, in stile sovietico: con lo Stato che dà pochi rubli ma anche vitto, alloggio e ferie in colonia.

Ora, fortunatamente, gli ufficiali hanno stipendi e pensioni che certo possono consentire libere vacanze al mare, in particolare se si rimane in zona. Viene quindi naturale chiedersi se l'esistenza di una simile struttura sia oggi sostenibile, sotto tutti i punti di vista.

Il Golfo della Spezia è già per conformazione avaro di spazi e nel corso della sua storia la costa è diventata sempre meno accessibile agli abitanti, la Marina Militare ha per prima monopolizzato il territorio lasciando ben poco, specialmente sul mare.
Doveva servire per "difendere la Patria" non per ritagliarsi un bagno riservato tra un'area in disuso e l'altra. Questione di proporzioni, di equilibri: se di militare ci fosse solo Maralunga, nessuno se ne accorgerebbe, sarebbe un bagno tra i tanti. Ma nel quadro generale del nostro Golfo, con mille aree proibite proprio perché militari, non può esserci spazio anche per aree mìlitar-balneari.

Allo stato attuale, Maralunga è l'elemento più surreale della scollatura tra la marina e la popolazione: la stessa mano nega l'accesso al mare a interi paesi ma trova modo e mezzi per crearsi uno stabilimento balneare per il proprio svago.

Com'è possibile? Al di là del muro la prospettiva è diversa? È facile accettare questa impostazione? Per pochi "elioterapia", per tutti gli altri "muroterapia"?
Sarebbe vergognoso.
Ma ci sono modi per fugare ogni dubbio che possono precedere una doverosa quanto coscienziosa restituzione dell'area: che Maralunga venga aperta agli abitanti del Golfo, come misura compensativa fino a quando le aree fondamentali per il futuro del territorio non saranno restituite e liberamente fruibili.
Può essere fatto domani. Sarebbe un gesto di vera disponibilità al dialogo e di apertura sul problema delle zone militari a mare. Problema per i civili, ovvio, mica per i militari.
Ostacoli di carattere strategico, non dovrebbero essercene... a meno che qualcuno non creda di servire la Patria in costume da bagno.

Diversamente, bisognerà cercare di capire come certe persone possano stendersi al sole, godersi il mare, sapendo di negare contemporaneamente anche il solo toccare la riva a tanti, tantissimi altri.

In passato il ricorso all'elioterapia è stato un tratto tipico delle manie di grandezza, con conseguenti difficoltà di relazione con il prossimo.

martedì 3 luglio 2012

La proposta fantasma



Durante la Festa della Murineria 2012 alcuni concittadini hanno domandato all'associazione come era finita la questione dell'ipotesi di restituzione, segnalata anche sulla stampa locale, di alcune aree del fronte mare marolino e cadamoto. L'episodio risale al febbraio 2011. È l'occasione per riparlarne anche qui.

L'ipotesi proposta, riguardava l'area di Campo in Ferro e una parte non determinata del Seno della Varicella. Prevedeva la costruzione di una strada nella sede dell'attuale muro sino a Cadimare, che sarebbe stata separata dalla zona militare da una recinzione metallica. Rimaneva militare la zona di ingresso dei serbatoi sotterranei mentre il resto del perimetro militare non era specificato.

Nessun documento, disegno, prospetto o progetto è stato presentato all'ass. Murati Vivi.
Così come non vi è mai stato un contatto tra rappresentanti accreditati della Marina Militare e associazione, come alcuni hanno logicamente ipotizzato.
La proposta era inoltre caratterizzata da vaghezza, informalità e una non meglio spiegata riservatezza (quest'ultima poi neutralizzata dalla stampa).
Ci sono stati tre diversi incontri in merito (con il Sindaco, l'Autorità Portuale e il Comitato Zona Mare, che gestisce l'area del porticciolo di S.Vito) in cui si chiedeva l'opinione dell'ass. Murati Vivi. In risposta a una gentile e specifica richiesta del Comitato Zona Mare, è seguita una dichiarazione dell'associazione, che, a quanto ci risulta, è l'unico documento scritto prodotto su questa precisa questione.

La dichiarazione è stata inviata al suddetto comitato, al sindaco e poi letta durante l'assemblea di paese appositamente indetta, a cui era presente tra il pubblico anche il presidente dell'Autorità Portuale.
La pubblichiamo:

"In generale:

1 - L'associazione ha individuato nella libera fruizione del fronte mare da "palo Marconi" (antica Castagnola) a Cadimare la soluzione delle problematiche socio-economiche che coinvolgono in primis gli abitati di Acquasanta, Marola e Cadimare con ulteriori e positivi effetti sullo sviluppo dell'intero golfo.

2 - Restituzioni e liberazioni parziali dell'area determinata dal punto 1 non costituiscono una soluzione definitiva.

3 - Una sequenza precisa di restituzioni parziali che, secondo una tempistica predefinita, porti alla restituzione dell'intero fronte mare in questione, può costituire il metodo più conveniente e pratico per raggiungere la soluzione di cui al punto 1.

4 - Circa le problematiche ambientali e di salute pubblica che coinvolgono tali aree l'associazione ritiene irrinunciabili le relative bonifiche che devono avere la priorità rispetto a qualsiasi lavoro di riammodernamento e manutenzione delle strutture dell'arsenale, fatte salve le modifiche strettamente necessarie alla restituzione del fronte mare completo e definitivo del punto 1. Le spese di bonifica e messa in sicurezza sono da intendersi a carico della Marina Militare.

In particolare:

circa l'ipotesi di restituzione di "campo in ferro" e l'adiacente area della Varicella sino a Porta Pianello, con esclusione dell'area recintata dei serbatoi e creazione di percorso, in luogo dell'attuale muro perimetrale, che poi prosegua sino a Cadimare, per la quale è giunta da parte del Comitato Zona Mare una richiesta di valutazione, si rileva che:
  • L'area di "campo in ferro" deve essere sottoposta a bonifica. Manca qualsiasi informazione in merito.
  • L'ipotizzato collegamento sino Cadimare deve essere percorribile esclusivamente da pedoni e cicli, fatte salve le esigenze dei mezzi di soccorso pubblico.
  • In relazione a quanto sopra esposto, tale restituzione deve essere inserita all'interno di una sequenza di restituzioni come al punto 3, relative alle altre aree individuate dal punto 1.
  • In mancanza di dettegli più precisi circa tale ipotesi, l'associazione si riserva di modificare la propria posizione in merito, una volta che siano forniti tutti i particolari.
L'associazione rimane a disposizione per eventuali chiarimenti e precisazioni."

Da allora non si sono più avute notizie e la "proposta" non ha avuto seguito. Apparsa e poi scomparsa come un fantasma alla prima (doverosa) richiesta di (ovvie) precisazioni.

Rimane il dubbio che la mancanza di un contatto diretto tra associazione e MM abbia potuto inficiare un dialogo costruttivo, sebbene in seguito anche ad una nostra precisa e puntuale richiesta (scritta) alla MM di un canale di comunicazione diretta non è seguita una risposta altrettanto precisa e puntuale. Anzi, in pratica è stato come non aver ricevuto risposta.

venerdì 15 giugno 2012

Il trucco del cappello


C'è gente che non gradisce avere seduto a fianco qualcun altro. Così quando va in treno, al cinema, in un pub, mette un indumento a occupare posti in realtà liberi. Di solito il cappello.
La versione dispendiosa di questo trucco è molto in voga negli ambienti militari della marina alla Spezia. Solo che invece delle sedie c'è il territorio e al posto del cappello si usa ogni sorta di catafalco corredato di relativa scusa.

Ad esempio la caserma Duca degli Abruzzi si è svuotata con la sospensione del servizio di leva (già allora non era usata tutta) e la città ha bisogno di spazi, magari per l'università: sarebbe una sede ideale, questa caserma, ma ecco che la marina militare ne ha, improvvisamente, un assoluto bisogno: deve farci un asilo. Di tre stanze, riservato a figli di militari. E allora non può restituire l'area alla comunità.
Di fronte a Marola, dove i cespugli rotolano nelle aree militari deserte, alla domanda 'che vi serve questa zona' segue lo spostamento alla chetichella di naviglio che galleggia a stento proprio lì, nell'area in questione. così diventa per magia, importante, "strategica" e "pienamente utilizzata".
Un classico sono le navi in disarmo, accatastate di fronte al paese in attesa di "compratori stranieri interessati". Che se la prendono molto comoda.
Una chicca quella dei lavori per il 'parcheggio Cavour', progettato apposta per la pseudo-portaerei, che "verrà a-La Spezia": il parcheggio come cappello, la Cavour come l'amico che deve arrivare. e il finale è scontato.
Ancora: le Vasche di S.Vito o la 'banchina carbone' sono aree inutilmente militari, che fare? Ridarle alla città o fare una nuova capriola per tenersi il posto? La seconda, ovviamente: una volta cercando di creare un porticciolo per il circolo ricreativo della difesa, un'altra tentando l'installazione del gruppo aeronavale della Finanza.

Il tutto sempre lasciandoci a languire strangolati dal muro, Spezia potrebbe anche desertificarsi e finire abbandonata che le menti più eccelse della politica murofila non si riterrebbero responsabili. Par di vederli con le facce ingenue domandarsi "che c'entriamo noi se non c'è sviluppo?!".

Questa è la volta dei pannelli solari. Aree inutili alla Difesa (sempre le stesse): pur di non restituirle alla popolazione verranno usate per produrre elettricità col fotovoltaico. Un fotovoltaico per militari. L'esposizione solare non è il massimo, i costi alti e i tetti in eternit. Più diversi capannoni vincolati come beni culturali.
Ormai indifendibile l'uso di una superficie così grande per l'ombra di attività che si svolge in arsenale, ecco che, improvvisamente, spunta un "progetto" che ha bisogno proprio di superficie.

Il messaggio reale di questa ennesima mossa 'di cappello' è: prima vi impedivamo l'accesso al mare per difendere la patria (bellovero!), ora ve lo impediamo per risparmiare sulla bolletta.
E se non non era lecito soffocare il nostro paesino e la città usando come scusa la patria, figuriamoci con la bolletta.
Lo spregio per le reali necessità, non più rimandabili, dei cittadini è insito in questi progetti buoni solo per il mondo irreale che alberga nella testa di chi li propone: di quei soldi spuntati a sorpresa per il fotovoltaico qui abbiamo bisogno per bonifiche dell'amianto, per la bonifica a campo in ferro... due "problemini" per cui la marina militare non è mai disposta a spendere.
Abbiamo bisogno di spazi a mare per uscire dallo stato di blocco dell'economia locale e, in tre parole, per poter vivere.

È grottesco che l'istituzione che si propone di difendere i cittadini, finisca per trattarli come una sorta di minaccia o un fastidio da ignorare ed eludere.
Noi cittadini siamo lo Stato. E abbiamo bisogno che la marina militare ci lasci vivere. Sarebbe il suo dovere.

Un Ponte sul Nulla


Lo spazio a mare alla Spezia è finito da anni. La dimostrazione è nell'idea stessa di porto mirabello: per costruirlo si è dovuto interrare il mare, quasi un'isola artificiale. Perché non si trovava costa, molo, riva dove poter fare un porticciolo. E in realtà il nostro golfo è pieno di banchine, moli e rive vuote. Ma sono in uso alla marina militare... "in uso" è una parola grossa, l'attività più intensa è stata scaricare rifiuti speciali a Campo in Ferro.

Così il porto mirabello è sorto sostituendosi al mare, con lavori lunghi e costosissimi, tra lo pseudo-arsenale e il circolo ufficiali. Ma non è una posizione comoda, arrivarci tra il muro dell'arsenale da un lato e il recinto del circolo dall'altro è claustrofobico e la puzza di fogna dà il colpo di grazia.

Situazione assurda: una città di mare che per tentare di viverlo deve interrarlo. E anche una volta che si arriva a questa scelta estrema, sostanzialmente autolesionista, le zone militari continuano a stare in mezzo, frammentando e allungando i percorsi verso il mare, rendendoli scomodi e orrendi.
Presto ne avremo il sintomo più evidente: un ponte. I ponti servono a superare gli ostacoli. Altrove si devono passare fiumi, burroni. Da noi si devono superare i militari. Il loro ostinato posizionamento sul mare è l'ostacolo per Spezia, il burrone da saltare.

Si è arrivati anche a questo. Spendere e spandere, far ponti quando è molto più semplice rivedere la disposizione delle zone militari. Ma i gallonati non vogliono spostarsi, lì ci stanno bene, loro il mare ce l'hanno, preso togliendo costa a tutti per 'ragion di stato'. Motivi 'superiori'. Infatti il ponte è stato pensato per non ledere in alcun modo l'attività strategica che lì impegna le menti con le stellette: le barche a vela del circolo. Senza trascurare l'attività mangereccia: una delle migliori della "realtà" militare italiana. È per questi irrinunciabili compiti in difesa della Patria, a spese del contribuente, che si dovranno spendere altri cinque milioni per il ponte. Costosetti questi ufficiali.

Così mentre l'ammiraglio Toscano dichiara alla stampa che c'è un nuovo patto tra città e marina, noi vediamo mettere in piedi il monumento all'incompatibilità e al contrasto che la marina militare vuole con Spezia, la città raggiungerà il mare interrato facendo i salti mortali: un simbolo del menefreghismo verso i cittadini e dell'imposizione di una presenza militare non giustificata dai fatti, attaccata all'accaparramento di costa a danno degli abitanti e cieca al cambiare dei tempi.

Sarà una bella testimonianza, tangibile e ben visibile di questa pessima mentalità. Un vero e proprio monumento che illustrerà la storia recente della presenza della marina militare alla Spezia. A imperitura vergogna.

venerdì 8 giugno 2012

Festa Della Murineria 2012

 Anche quest'anno l'associazione Murati Vivi vuole ''festeggiare'' il muro.
Vi invitiamo a partecipare alla seconda edizione della Festa Della Murineria che si terra nell' area verde di Marola il 29-30 giugno e il 1 luglio.
Potete richiedere informazioni alla casella emai:
festadellamurineria@gmail.com
Iniziate a tirar fuori i picconi e gli entusiasmi,vi aspettiamo!


Golfo dei poeti: 700 metri di mare e 7 km di muro. Per questo alla Spezia molti non riescono a festeggiare il mare e la marineria: al posto di una spiaggia e della riva si ritrovano proprio un muro. Riappropriarci del mare e del territorio che ci appartiene è una battaglia da combattere e una proposta da trasformare in realtà per poter vivere davvero il nostro golfo. Soprattutto per viverci bene.
E il primo passo è non dimenticare come è fatta la nostra terra oltre i recinti "invalicabili", stringerci e unirci per la nostra Marineria senza fingere che non sia fatta di cemento verticale: è una Murineria. E cercare il mare esattamente dove si trova - proprio dietro il muro- e mettere in risalto l'assurdo di essere un golfo senza costa.
Il fenomeno della Murineria si può vedere più che mai a Marola, il piccolo borgo medievale di navigatori murato vivo dall'arsenale della Marina Militare. Qui tutto richiama il mare scomparso, un'assenza che si percepisce in ogni angolo del paese, in ogni sua scalinata concepita per scendere su una riva che oggi è sottratta, proibita.
Ed è l' area verde, l'ex marina di Marola, dove si conosce al meglio una Murineria: proprio lì, sotto il muro, in un'area restituita ai cittadini dopo anni di faticose trattative con la Marina Militare. Area che rappresenta l'unico luogo possibile di attività, aggregazione e socialità per il borgo. Una vera riserva d'ossigeno che permette la sopravvivenza di Marola, un esempio e una testimonianza della necessità di restituire agli spezzini il territorio sottratto e, più che mai, il mare.
Ma non solo: se la murineria è smettere di fingere che vada tutto bene per come viviamo il mare, è anche occasione per uno sguardo disincantato su tutte le problematiche del nostro golfo: ambiente, sviluppo, storia da scoprire e, soprattutto, futuro. Un futuro che tenga conto di tutte le necessità, di tutti gli abitanti.
E festeggiare il fatto non di essere murati, ma di essere vivi e desiderosi di cambiare in meglio.






giovedì 1 marzo 2012

Capiteci

Nel mio paese c'è il mare,ci sono  pesci e  gabbiani,le onde e i ricci.
Nel paese del mio amico come ricci hanno bottiglie vuote
come pesci topi scuri e come onde, il vento del traffico.
Nel mio paese ci sono negozi e piccole botteghe,ci sono odori e rumori
Nel paese del mio amico c'è silenzio,
c'è odore di cantina e rumore di navi
Nel Mio paese gli anziani regalano caramelle ai bimbi seduti al sole
Nel Paese del mio amico i bambini non sanno dove sedersi
e gli anziani non riescono a comprare le caramelle
Nel mio paese posso tuffarmi in quel mare che mi ha cresciuto fin da bambino
Nel maledetto paese del mio amico tutti vedono il mare
Ma nessuno  lo tocca
Nel Mio paese non c' è un muro.