sabato 4 agosto 2012

Egoismo balneare


Il Golfo della Spezia è pervaso dalla presenza militare, "nel bene e nel male" specificò l'uscito ammiraglio dell'alto Tirreno Paoli.
Interessante... Il male sarà Campo in ferro, che magari fosse in ferro, saranno le aree sottratte ai paesi, e con esse il mare, il nostro passato e il nostro futuro. Il tutto condito dal muro e dal filo spinato, dietro il quale si vede lo stato pietoso in cui è ridotta quella parte del nostro territorio.

E il bene? Bisogna pensarci un po'... dovrebbe essere un'attività non inquinante. Mica ovunque si faranno campi in ferro. Infatti, riflettendo, dopo Lerici c'è una curiosa installazione militare: tra due belle insenature si allunga una lingua di terra che prende il nome di Maralunga. Qui, sotto la denominazione di "stabilimento elioterapico", avviene la straordinaria metamorfosi dell'istituzione marinara: non più le colate di cemento, le navi grigie o i rifiuti che siamo abituati a vedere sulla costa di ponente, ma bungalow, ombrelloni, gazebo, sedie a sdraio e tintarella (in vero un po' di cemento c'è anche qui, pare sia un irrinunciabile tocco di classe). Qualunque nome gli si voglia dare, Maralunga oggi è esclusivamente una cosa: lo stabilimento balneare degli ufficiali di marina.
Terreno del Demanio, mensa e servizi a prezzo di costo o quasi: di fatto "paga Pantalone", cioè i cittadini tutti che però non possono accedervi.

Forse, quando un tempo gli stipendi dei militari erano ingenerosamente bassi poteva avere un senso. Come nell'ottica nippo-aziendale dove la paga è minima ma viene passato tutto il resto, comprese vacanze in Italia. O, meglio, in stile sovietico: con lo Stato che dà pochi rubli ma anche vitto, alloggio e ferie in colonia.

Ora, fortunatamente, gli ufficiali hanno stipendi e pensioni che certo possono consentire libere vacanze al mare, in particolare se si rimane in zona. Viene quindi naturale chiedersi se l'esistenza di una simile struttura sia oggi sostenibile, sotto tutti i punti di vista.

Il Golfo della Spezia è già per conformazione avaro di spazi e nel corso della sua storia la costa è diventata sempre meno accessibile agli abitanti, la Marina Militare ha per prima monopolizzato il territorio lasciando ben poco, specialmente sul mare.
Doveva servire per "difendere la Patria" non per ritagliarsi un bagno riservato tra un'area in disuso e l'altra. Questione di proporzioni, di equilibri: se di militare ci fosse solo Maralunga, nessuno se ne accorgerebbe, sarebbe un bagno tra i tanti. Ma nel quadro generale del nostro Golfo, con mille aree proibite proprio perché militari, non può esserci spazio anche per aree mìlitar-balneari.

Allo stato attuale, Maralunga è l'elemento più surreale della scollatura tra la marina e la popolazione: la stessa mano nega l'accesso al mare a interi paesi ma trova modo e mezzi per crearsi uno stabilimento balneare per il proprio svago.

Com'è possibile? Al di là del muro la prospettiva è diversa? È facile accettare questa impostazione? Per pochi "elioterapia", per tutti gli altri "muroterapia"?
Sarebbe vergognoso.
Ma ci sono modi per fugare ogni dubbio che possono precedere una doverosa quanto coscienziosa restituzione dell'area: che Maralunga venga aperta agli abitanti del Golfo, come misura compensativa fino a quando le aree fondamentali per il futuro del territorio non saranno restituite e liberamente fruibili.
Può essere fatto domani. Sarebbe un gesto di vera disponibilità al dialogo e di apertura sul problema delle zone militari a mare. Problema per i civili, ovvio, mica per i militari.
Ostacoli di carattere strategico, non dovrebbero essercene... a meno che qualcuno non creda di servire la Patria in costume da bagno.

Diversamente, bisognerà cercare di capire come certe persone possano stendersi al sole, godersi il mare, sapendo di negare contemporaneamente anche il solo toccare la riva a tanti, tantissimi altri.

In passato il ricorso all'elioterapia è stato un tratto tipico delle manie di grandezza, con conseguenti difficoltà di relazione con il prossimo.

martedì 3 luglio 2012

La proposta fantasma



Durante la Festa della Murineria 2012 alcuni concittadini hanno domandato all'associazione come era finita la questione dell'ipotesi di restituzione, segnalata anche sulla stampa locale, di alcune aree del fronte mare marolino e cadamoto. L'episodio risale al febbraio 2011. È l'occasione per riparlarne anche qui.

L'ipotesi proposta, riguardava l'area di Campo in Ferro e una parte non determinata del Seno della Varicella. Prevedeva la costruzione di una strada nella sede dell'attuale muro sino a Cadimare, che sarebbe stata separata dalla zona militare da una recinzione metallica. Rimaneva militare la zona di ingresso dei serbatoi sotterranei mentre il resto del perimetro militare non era specificato.

Nessun documento, disegno, prospetto o progetto è stato presentato all'ass. Murati Vivi.
Così come non vi è mai stato un contatto tra rappresentanti accreditati della Marina Militare e associazione, come alcuni hanno logicamente ipotizzato.
La proposta era inoltre caratterizzata da vaghezza, informalità e una non meglio spiegata riservatezza (quest'ultima poi neutralizzata dalla stampa).
Ci sono stati tre diversi incontri in merito (con il Sindaco, l'Autorità Portuale e il Comitato Zona Mare, che gestisce l'area del porticciolo di S.Vito) in cui si chiedeva l'opinione dell'ass. Murati Vivi. In risposta a una gentile e specifica richiesta del Comitato Zona Mare, è seguita una dichiarazione dell'associazione, che, a quanto ci risulta, è l'unico documento scritto prodotto su questa precisa questione.

La dichiarazione è stata inviata al suddetto comitato, al sindaco e poi letta durante l'assemblea di paese appositamente indetta, a cui era presente tra il pubblico anche il presidente dell'Autorità Portuale.
La pubblichiamo:

"In generale:

1 - L'associazione ha individuato nella libera fruizione del fronte mare da "palo Marconi" (antica Castagnola) a Cadimare la soluzione delle problematiche socio-economiche che coinvolgono in primis gli abitati di Acquasanta, Marola e Cadimare con ulteriori e positivi effetti sullo sviluppo dell'intero golfo.

2 - Restituzioni e liberazioni parziali dell'area determinata dal punto 1 non costituiscono una soluzione definitiva.

3 - Una sequenza precisa di restituzioni parziali che, secondo una tempistica predefinita, porti alla restituzione dell'intero fronte mare in questione, può costituire il metodo più conveniente e pratico per raggiungere la soluzione di cui al punto 1.

4 - Circa le problematiche ambientali e di salute pubblica che coinvolgono tali aree l'associazione ritiene irrinunciabili le relative bonifiche che devono avere la priorità rispetto a qualsiasi lavoro di riammodernamento e manutenzione delle strutture dell'arsenale, fatte salve le modifiche strettamente necessarie alla restituzione del fronte mare completo e definitivo del punto 1. Le spese di bonifica e messa in sicurezza sono da intendersi a carico della Marina Militare.

In particolare:

circa l'ipotesi di restituzione di "campo in ferro" e l'adiacente area della Varicella sino a Porta Pianello, con esclusione dell'area recintata dei serbatoi e creazione di percorso, in luogo dell'attuale muro perimetrale, che poi prosegua sino a Cadimare, per la quale è giunta da parte del Comitato Zona Mare una richiesta di valutazione, si rileva che:
  • L'area di "campo in ferro" deve essere sottoposta a bonifica. Manca qualsiasi informazione in merito.
  • L'ipotizzato collegamento sino Cadimare deve essere percorribile esclusivamente da pedoni e cicli, fatte salve le esigenze dei mezzi di soccorso pubblico.
  • In relazione a quanto sopra esposto, tale restituzione deve essere inserita all'interno di una sequenza di restituzioni come al punto 3, relative alle altre aree individuate dal punto 1.
  • In mancanza di dettegli più precisi circa tale ipotesi, l'associazione si riserva di modificare la propria posizione in merito, una volta che siano forniti tutti i particolari.
L'associazione rimane a disposizione per eventuali chiarimenti e precisazioni."

Da allora non si sono più avute notizie e la "proposta" non ha avuto seguito. Apparsa e poi scomparsa come un fantasma alla prima (doverosa) richiesta di (ovvie) precisazioni.

Rimane il dubbio che la mancanza di un contatto diretto tra associazione e MM abbia potuto inficiare un dialogo costruttivo, sebbene in seguito anche ad una nostra precisa e puntuale richiesta (scritta) alla MM di un canale di comunicazione diretta non è seguita una risposta altrettanto precisa e puntuale. Anzi, in pratica è stato come non aver ricevuto risposta.

venerdì 15 giugno 2012

Il trucco del cappello


C'è gente che non gradisce avere seduto a fianco qualcun altro. Così quando va in treno, al cinema, in un pub, mette un indumento a occupare posti in realtà liberi. Di solito il cappello.
La versione dispendiosa di questo trucco è molto in voga negli ambienti militari della marina alla Spezia. Solo che invece delle sedie c'è il territorio e al posto del cappello si usa ogni sorta di catafalco corredato di relativa scusa.

Ad esempio la caserma Duca degli Abruzzi si è svuotata con la sospensione del servizio di leva (già allora non era usata tutta) e la città ha bisogno di spazi, magari per l'università: sarebbe una sede ideale, questa caserma, ma ecco che la marina militare ne ha, improvvisamente, un assoluto bisogno: deve farci un asilo. Di tre stanze, riservato a figli di militari. E allora non può restituire l'area alla comunità.
Di fronte a Marola, dove i cespugli rotolano nelle aree militari deserte, alla domanda 'che vi serve questa zona' segue lo spostamento alla chetichella di naviglio che galleggia a stento proprio lì, nell'area in questione. così diventa per magia, importante, "strategica" e "pienamente utilizzata".
Un classico sono le navi in disarmo, accatastate di fronte al paese in attesa di "compratori stranieri interessati". Che se la prendono molto comoda.
Una chicca quella dei lavori per il 'parcheggio Cavour', progettato apposta per la pseudo-portaerei, che "verrà a-La Spezia": il parcheggio come cappello, la Cavour come l'amico che deve arrivare. e il finale è scontato.
Ancora: le Vasche di S.Vito o la 'banchina carbone' sono aree inutilmente militari, che fare? Ridarle alla città o fare una nuova capriola per tenersi il posto? La seconda, ovviamente: una volta cercando di creare un porticciolo per il circolo ricreativo della difesa, un'altra tentando l'installazione del gruppo aeronavale della Finanza.

Il tutto sempre lasciandoci a languire strangolati dal muro, Spezia potrebbe anche desertificarsi e finire abbandonata che le menti più eccelse della politica murofila non si riterrebbero responsabili. Par di vederli con le facce ingenue domandarsi "che c'entriamo noi se non c'è sviluppo?!".

Questa è la volta dei pannelli solari. Aree inutili alla Difesa (sempre le stesse): pur di non restituirle alla popolazione verranno usate per produrre elettricità col fotovoltaico. Un fotovoltaico per militari. L'esposizione solare non è il massimo, i costi alti e i tetti in eternit. Più diversi capannoni vincolati come beni culturali.
Ormai indifendibile l'uso di una superficie così grande per l'ombra di attività che si svolge in arsenale, ecco che, improvvisamente, spunta un "progetto" che ha bisogno proprio di superficie.

Il messaggio reale di questa ennesima mossa 'di cappello' è: prima vi impedivamo l'accesso al mare per difendere la patria (bellovero!), ora ve lo impediamo per risparmiare sulla bolletta.
E se non non era lecito soffocare il nostro paesino e la città usando come scusa la patria, figuriamoci con la bolletta.
Lo spregio per le reali necessità, non più rimandabili, dei cittadini è insito in questi progetti buoni solo per il mondo irreale che alberga nella testa di chi li propone: di quei soldi spuntati a sorpresa per il fotovoltaico qui abbiamo bisogno per bonifiche dell'amianto, per la bonifica a campo in ferro... due "problemini" per cui la marina militare non è mai disposta a spendere.
Abbiamo bisogno di spazi a mare per uscire dallo stato di blocco dell'economia locale e, in tre parole, per poter vivere.

È grottesco che l'istituzione che si propone di difendere i cittadini, finisca per trattarli come una sorta di minaccia o un fastidio da ignorare ed eludere.
Noi cittadini siamo lo Stato. E abbiamo bisogno che la marina militare ci lasci vivere. Sarebbe il suo dovere.

Un Ponte sul Nulla


Lo spazio a mare alla Spezia è finito da anni. La dimostrazione è nell'idea stessa di porto mirabello: per costruirlo si è dovuto interrare il mare, quasi un'isola artificiale. Perché non si trovava costa, molo, riva dove poter fare un porticciolo. E in realtà il nostro golfo è pieno di banchine, moli e rive vuote. Ma sono in uso alla marina militare... "in uso" è una parola grossa, l'attività più intensa è stata scaricare rifiuti speciali a Campo in Ferro.

Così il porto mirabello è sorto sostituendosi al mare, con lavori lunghi e costosissimi, tra lo pseudo-arsenale e il circolo ufficiali. Ma non è una posizione comoda, arrivarci tra il muro dell'arsenale da un lato e il recinto del circolo dall'altro è claustrofobico e la puzza di fogna dà il colpo di grazia.

Situazione assurda: una città di mare che per tentare di viverlo deve interrarlo. E anche una volta che si arriva a questa scelta estrema, sostanzialmente autolesionista, le zone militari continuano a stare in mezzo, frammentando e allungando i percorsi verso il mare, rendendoli scomodi e orrendi.
Presto ne avremo il sintomo più evidente: un ponte. I ponti servono a superare gli ostacoli. Altrove si devono passare fiumi, burroni. Da noi si devono superare i militari. Il loro ostinato posizionamento sul mare è l'ostacolo per Spezia, il burrone da saltare.

Si è arrivati anche a questo. Spendere e spandere, far ponti quando è molto più semplice rivedere la disposizione delle zone militari. Ma i gallonati non vogliono spostarsi, lì ci stanno bene, loro il mare ce l'hanno, preso togliendo costa a tutti per 'ragion di stato'. Motivi 'superiori'. Infatti il ponte è stato pensato per non ledere in alcun modo l'attività strategica che lì impegna le menti con le stellette: le barche a vela del circolo. Senza trascurare l'attività mangereccia: una delle migliori della "realtà" militare italiana. È per questi irrinunciabili compiti in difesa della Patria, a spese del contribuente, che si dovranno spendere altri cinque milioni per il ponte. Costosetti questi ufficiali.

Così mentre l'ammiraglio Toscano dichiara alla stampa che c'è un nuovo patto tra città e marina, noi vediamo mettere in piedi il monumento all'incompatibilità e al contrasto che la marina militare vuole con Spezia, la città raggiungerà il mare interrato facendo i salti mortali: un simbolo del menefreghismo verso i cittadini e dell'imposizione di una presenza militare non giustificata dai fatti, attaccata all'accaparramento di costa a danno degli abitanti e cieca al cambiare dei tempi.

Sarà una bella testimonianza, tangibile e ben visibile di questa pessima mentalità. Un vero e proprio monumento che illustrerà la storia recente della presenza della marina militare alla Spezia. A imperitura vergogna.

venerdì 8 giugno 2012

Festa Della Murineria 2012

 Anche quest'anno l'associazione Murati Vivi vuole ''festeggiare'' il muro.
Vi invitiamo a partecipare alla seconda edizione della Festa Della Murineria che si terra nell' area verde di Marola il 29-30 giugno e il 1 luglio.
Potete richiedere informazioni alla casella emai:
festadellamurineria@gmail.com
Iniziate a tirar fuori i picconi e gli entusiasmi,vi aspettiamo!


Golfo dei poeti: 700 metri di mare e 7 km di muro. Per questo alla Spezia molti non riescono a festeggiare il mare e la marineria: al posto di una spiaggia e della riva si ritrovano proprio un muro. Riappropriarci del mare e del territorio che ci appartiene è una battaglia da combattere e una proposta da trasformare in realtà per poter vivere davvero il nostro golfo. Soprattutto per viverci bene.
E il primo passo è non dimenticare come è fatta la nostra terra oltre i recinti "invalicabili", stringerci e unirci per la nostra Marineria senza fingere che non sia fatta di cemento verticale: è una Murineria. E cercare il mare esattamente dove si trova - proprio dietro il muro- e mettere in risalto l'assurdo di essere un golfo senza costa.
Il fenomeno della Murineria si può vedere più che mai a Marola, il piccolo borgo medievale di navigatori murato vivo dall'arsenale della Marina Militare. Qui tutto richiama il mare scomparso, un'assenza che si percepisce in ogni angolo del paese, in ogni sua scalinata concepita per scendere su una riva che oggi è sottratta, proibita.
Ed è l' area verde, l'ex marina di Marola, dove si conosce al meglio una Murineria: proprio lì, sotto il muro, in un'area restituita ai cittadini dopo anni di faticose trattative con la Marina Militare. Area che rappresenta l'unico luogo possibile di attività, aggregazione e socialità per il borgo. Una vera riserva d'ossigeno che permette la sopravvivenza di Marola, un esempio e una testimonianza della necessità di restituire agli spezzini il territorio sottratto e, più che mai, il mare.
Ma non solo: se la murineria è smettere di fingere che vada tutto bene per come viviamo il mare, è anche occasione per uno sguardo disincantato su tutte le problematiche del nostro golfo: ambiente, sviluppo, storia da scoprire e, soprattutto, futuro. Un futuro che tenga conto di tutte le necessità, di tutti gli abitanti.
E festeggiare il fatto non di essere murati, ma di essere vivi e desiderosi di cambiare in meglio.






giovedì 1 marzo 2012

Capiteci

Nel mio paese c'è il mare,ci sono  pesci e  gabbiani,le onde e i ricci.
Nel paese del mio amico come ricci hanno bottiglie vuote
come pesci topi scuri e come onde, il vento del traffico.
Nel mio paese ci sono negozi e piccole botteghe,ci sono odori e rumori
Nel paese del mio amico c'è silenzio,
c'è odore di cantina e rumore di navi
Nel Mio paese gli anziani regalano caramelle ai bimbi seduti al sole
Nel Paese del mio amico i bambini non sanno dove sedersi
e gli anziani non riescono a comprare le caramelle
Nel mio paese posso tuffarmi in quel mare che mi ha cresciuto fin da bambino
Nel maledetto paese del mio amico tutti vedono il mare
Ma nessuno  lo tocca
Nel Mio paese non c' è un muro.

martedì 21 febbraio 2012

Carlevà

Se n'è persa la memoria collettiva, ma alla Spezia c'era una sentitissima tradizione del Carnevale. Con tanto di Re, Principessa e nozze con la maschera spezzina Batistòn. La sfilata che andava al mare nella speranza di salvare il sovrano dall'improvvisa malattia ai polmoni (male tipico nel passato ma che alla Spezia è purtroppo rimasto più attuale che altrove, per via dell'amianto) era accompagnata da canti che toccavano critici e pungenti le faccende e la vita del tempo. Con l'arrivo dell'arsenale e le grandi trasformazioni che hanno quasi cancellato le identità locali, il Carlevà andò perduto.

Risorse per breve tempo negli anni '90 dell'Ottocento, una sorta di moto di resistenza di un mondo e di un passato che andavano scomparendo, schiacciati dalle servitù militari e dalle demolizioni. Quell'ultima scintilla di Carnevale spezzino vanta cansonete scritte da Ubaldo Mazzini, che ci lascia, con l'ironia dissacrante e solo apparentemente spiccia delle nostre zone, il quadro dei cambiamenti di quegli anni, tutt'altro che indolori: nella canzonetta per l'anno 1891 troviamo i campi da coltivare che non sono più buoni a causa delle costruzioni impostate dal genio militare, il demolire di forti e case antiche, il comune che collassa per i costi delle varie opere tra cui la costruzione delle ca' operaie, le banche che prima non c'erano e falliscono trascinandosi dietro negozi e famiglie. La consapevolezza che la vecchia Speza era una città piccola sì, ma più in equilibrio con se stessa e il suo territorio, dove:

"Pogassè se travagiava,
a ne digo defeente;
ma poi tuti, a l'avé 'n mente?
tuti i favo o lunedì.

Quando vense o darsenale,
quando i feno a diga en mae,
quando vense a comandae
tuti queli dai galon,

tuti quanti i se credevo
che la fusse na cucagna,
e l'è sta na pessa bagna
per noiautri, poi spezin!"

Nel passato tra le due principali entità del golfo, Regia Marina e abitanti (di un Regno), sono stati i secondi a lasciare il passo vedendo scomparire parte della loro terra dietro a recinti. Vedendo scomparire il mare, la vera ricchezza di questi luoghi, dietro a un muro.  E, tra le altre cose, perdendo il Carnevale. Più di cento anni dopo c'è l'occasione di ristabilire un equilibrio più vivibile e con maggiori potenzialità di crescita tra Marina Militare e cittadini (di una Repubblica). Non è il caso di perderla. Per questo le recenti voci su cantieri navali a Campo in Ferro non dovranno diventare realtà: sarebbe il vecchio rapporto di forze con "queli dai galon" che comandano senza tenere in alcun conto non solo le opinioni, ma anche la semplice esistenza dei cittadini, che tornerebbero sudditi.

Intanto, oggi che è Martedì Grasso, immaginare una sfilata di maschere che scende al mare di una Spezia antica, ci serve. Infatti "In questo momento, nel quale la città sta cambiando perché non è più e non potrà più essere solo militare, la consapevolezza del passato, della propria storia, del proprio patrimonio di terra e di cultura può aiutare a trovare l'energia necessaria a decidere lucidamente per il futuro.
Un po' come quando un bimbo arretra per la rincorsa di un salto."

domenica 5 febbraio 2012

www.murativivi.it

Ci scusiamo per la chiusura del sito www.murativivi.it,stiamo provvedendo all'aggiornamento dello spazio web ,ci scusiamo per il disagio!
E non vi scusiamo per il poco casino che fate per sto muro.
Grazie e arrivederci


sabato 4 febbraio 2012

Roba Nostra

L'altro giorno camminavo sotto il muro,nei giorni freddi di neve guardavo affascinato i tetti dei capannoni bianchi e i disegni spettacolari che il ghiaccio forma sulle pareti fredde del muro che mi guarda.
Poi,stop,la vena poetica si esauri' e ancora una volta,nel freddo porco della strada, mi sono incazzato.
Mi sono incazzato per i mesi in cui ci siamo persi, le brutte notizie, le brutte faccende e la  delusione scandalosa per l' indifferenza dei capi che continuano a nascondere la bella città nella città.
Questa volta però,sinceramente,ero incazzato con me e con voi perchè non abbiamo saputo mantenere l'orgoglio e la determinazione necessaria per sopire qusto muro e per intrappolare ogni singola particella di amianto che vaga nei carugi gelidi del paese.
Parlo di orgoglio perchè qui si malmena la dignita e il rispetto  per le nostre vite e per il nostro futuro.
Ho imparato sulla mia pelle che lavorare insieme è l'anima dei Murati Vivi,condividere la rabbia e la solitudine ogni volta che pensiamo al filo spinato.
Poi,dopo, ho relizzato  che lavorare insieme è una cosa difficile.
A quel punto sempre sotto quel cristo di muro, ho deciso di ripetere quello che stiamo stupidamente tralasciando,su questo blog che ormai ha raggiunto la quota di cinquemila silenziosi.
Questo è un parere personale che rivolgo a chi sente quell'impeto noioso che ci stimola il cervello sentendo il rumore di un generatore di una belin di nave Cilena appena arrivata.
Lo rivolgo anche a chi dopo qualche ora di generatore ha scoperto che la nave da guerra non poteva attaccarsi alla banchina perchè l'attacco del cavo di alimentazione è diverso da quello italiano.
Inizio anche a pensare che la politica di Spezia sia effettivamente tutta un gran bordello dove tutti beciano standosi sulle balle.
Negli uffici dei burocrati si parlavadi ''Scomparsa dei Murati Vivi'' e il dolore nel sentire questi omaccioni gridare alla vittoria mi torceva le budella.
Poi dopo pensavo alla nostra inesperienza, alla nostra età e al grosso casino che comporta vivere.
I Murati Vivi sono ragazzi,questo mi sollevava da qualasiasi dispiacere nel guardare quel cesso di nave cilena e pensare al vecchietto di marola che prende un po di valium per dormire sereno.
Abbiamo pagato il nostro entusiasmo centesimo per centesimo senza pensare al risparmio,utile per questi mesi di crisi,totale.
Tengo a sottolineare che le promesse e le illusioni dei Signori di Spezia hanno indebolito la nostra fantasia  assorbendo informazioni e consensi per poi lasciarci andare a un destino funesto.
Ma forse è proprio li che vi sbagliate, pensavo ridendo,per strada, immaginando il vassallo felice di aver soffocato la rivolta,vi sbagliate perché i Murati Vivi nella loro lentezza organizzativa continuano il loro percorso,sputano ancora sul muro ogni volta che lo incrociano e perdono il solito tempo a discutere sul perché due ciarpami spaziali di navi dell'anteguerra devono stare a marcire a Marola,davanti a una scuola elementare e davanti a dei cittadini censurati fisicamente.
C'è chi fa finta di niente,a loro vorrei parlare,vorrei dire che qualsiasi scusa per non partecipare rimane obsoleta a confronto della pesantezza del problema REALE,il muro.
C'è bisogno di confronto,non con i partiti ma con la gente,quella gente che un anno fa al freddo del centro  firmava e bestemmiava guardando le foto della base Navale all'avanguardia,una base che deve essere ridotta per esigenze UMANE e non STRATEGICHE.
La neve intanto,mentre compongo questo discorso,si sta sciogliendo e dai rami iniziano ad uscire i primi boccioli di primavera,che diventeranno foglie e poi fiori.
Mi piace pensarlo così' il nostro futuro,mi piace immaginarmi difronte al mare con tutti i miei amici incantati dal riflesso persuadente dell'olio di una bettolina o estasiati dall'incredibile quantità di sculture di arte moderna lasciate li a prender freddo.
Saremmo comunque difronte al mare,non a cercare consensi bensi pale con cui pulire la nostra terra.



domenica 11 settembre 2011

Ecatombe

L'estate è un stagione bellissima,le famiglie vanno al mare e la città piano piano si svuota di tutto.
Poi in una giornata inizio settembre mi ritrovo tra le mani una copia di un giornale,non uno qualsiasi.
Mi appare davanti questo mega articolo,di due pagine con tanto di inserti e miniriquadri carini,tutto all'occhio del lettore.
Poi,dopo,inizi a leggerlo,lo leggi tutto,bene e tra il trambusto delle cifre e l'anacronismo delle parole ti incazzi disperato.
Sempre mantenendo un certa educazione e rispetto verso le idee altrui mi preme analizzare alcuni passaggi che hanno BISOGNO di un contraddittorio.
Anche noi ci prendiamo il nostro lungo spazio...nel nostro spazio....
Non voglio riportare ogni singola parola,sarebbe noioso,quindi mi limiterò a trascrivere le frasi salienti di questo show necessario a mantenere le distanze tra le persone e l'istituzione della Marina Militare.

''Nonostante le difficoltà finanziarie e strutturali l'arsenale della Spezia ha dimostrato di essere uno stabilimento  vivo e vitale che ha fronteggiato con tempismo ed efficacia tutti i bisogni di manutenzione delle navi a carico della base spezzina''

Allora l'articolo incomincia elogiando l'effettiva operatività della base.
Ascoltando e guardando poi la realtà si scopre che maggior parte delle manutenzioni eseguite sono portate a termine da ditte in appalto,appoggiate dal personale dell'arsenale.
Personale che lamenta (c'è chi gli va bene cosi') la scarsa mole di lavoro delle officine, la pessima qualità degli utensili e delle macchine operatrici,qualcuno parla anche di scarse condizioni di sicurezza,ma facciamo finta di niente.
Aggiungiamo anche quello che vedono i nostri occhi ora,guardiamo i bacini di San Vito dove non si muove una foglia,guardiamo la parte davanti a Marola dove sono presenti i moli varicella,qualche macchina passa qualcuno gioca con l'eco e si incammina verso l'uscita.
Non riesco a vedere la vitalità nemmeno nelle parole di qualche povero marinaio costretto a dormire in caserme allo sfascio senza riscaldamenti.
Ah,la Cavour grazie a Dio è stata fatta alla Fincantieri.

''I dipendenti negli ultimi anni sono passati da 950 a 850,l'età media è di 52 anni''

Qui mi veniva un pò da ridere,perchè questa frase ha contraddetto gli articoli precedenti di altri personaggi, ora in pensione, che affermavano che all'interno dell'arsenale lavoravano migliaia e migliaia di persone tra personale civile e militare.
Non si poteva nascondere ancora la realtà,ormai l'arsenale è sulla bocca di tutti.
Inoltre dovè andata la famosa formula formazione-lavoro che istruiva alcuni ragazzi della città  con l'obbiettivo di integrarli poi in futuro dell'organico della base.
Sfortuna vuole che un mio amico era uno di quelli.
Qualche anno fa, qualcuno si pavoneggiava, sempre su questo giornale, per l'ottima soluzione trovata.
Poi,silenzio.

''Posso assicurare che la questione è all'attenzione delle massime autorità politiche e che la M.M. sta svolgendo con determinazione il suo ruolo propositivo''

Il ruolo propositivo della Marina mi rimaneva un pò in gola,non capivo bene in che frangente la M.M. è stata disponibile a parlare a confrontarsi su i problemi del cittadino.
Tutti i partiti politici che abbiamo incontrato (Quasi tutti) ci hanno sottolineato la scarsa quantità di informazioni disponibili e la condivisione per la protesta.
Tengo a sottolineare  che la Marina non può incontrare o avere rapporti diretti con forze politiche che non rappresentano un'istituzione.
Ma il cittadino?quello che vive attorno al tuo muro?quello che sopporta tutta la vitalità della base?
Con questa frase si faceva riferimento all'incontro con tour de forcer marito di mamma A.P. dove le proposte erano intime,dove nessuno sapeva niente?
No,forse con ruolo propositivo si riferivano a quando l'ammiraglio nuovo di pacca,appena sbarcato a La Spezia parlava di tombare con del cemento la discarica di Campo ferro a Cadimare.
Onestamente la determinazione la vedo ma il ruolo propositivo un pò meno.

''Nessun altro soggetto,pubblico o privato ,possiede conoscenze e risorse umane  esperte capaci di organizzare ,pianificare e seguire le attività tecnico amministrative  necessarie ad una flotta cosi' diversificata e in certi settori vetusta,ottenendo  a parità di risorse analoghi risultati''

Non vogliamo mettere in discussione la capacità tecnica del personale dell'arsenale,bensi' viene spontaneo chiedersi a che punto stà la capacità organizzativa se ci accorgiamo che un manipolo di cittadini riesce a far spostare bettoline marce da un bacino all'altro tramite una piccola protesta.
Continuiamo a chiedercelo quando vediamo una ruspa che continua a spianare terra dove doveva sorgere l'ipotetico parcheggio della Portaerei Cavour che non arrivò mai sulle bellissime banchine dell'arsenale.
Qualcuno avrà avvisato il ruspista  che il parcheggio non esiste più?che se rimane li si prende tutto l'amianto delle due abnormi navi in disarmo appoggiate a svernare a Marola?
Avete mai visto una foto satellitare dell'arsenale?Si contano più di venti depositi di materiali esposti alle intemperie,senza contare le strutture fatiscenti e la chiesa storica utilizzata come magazzino.
Organizzazione,andrò a vedere anche questa parola sul vocabolario.


''Non credo in ricette miracolose,nei facili e a volte affascinanti slogan.''
''Non credo altresi' che si possa rilanciare il settore senza il nostro profondo coinvolgimento''

Questa parte è quella che mi ha dato l'impeto e la determinazione a scrivere,sommersi,profondamente, tra un mucchio di parole ci sono anche i Murati Vivi e i loro slogan fuori luogo,i noiosi saltimbanco i ragazzacci di quartiere.
L'indifferenza e l'importanza espressa in questa mini frase riassume tutto l'articolo,ossia,che i privilegi,i ricatti i giochi  e le dimostrazioni bellicose sono necessari per mantenere l'egemonia della Marina sulle decisioni da prendere verso la vita del cittadino,distruggendo infine la VERA prospettiva di sviluppo nelle aree abbandonate dell'arsenale militare.
Qualcuno deve capire però che è troppo facile riempire una pagina di giornale,proponendo dati e promesse senza cercare di capire che l'arsenale va ridimensionato non solo per comodità organizzativa ma, anche per salvaguardare la storia , la tradizione e la vita dei paesi che subiscono le conseguenze del muro.
D'altra parte un marinaio cosa ne può sapere di sviluppo?di urbanistica?di ambiente?
Noi non siamo scienziati ma abbiamo come obbiettivo quello di far partecipare il cittadino e farlo esprimere.


P.S. Prima che questo intervento venga strumentalizzato e usato per attaccare i lavoratori dell'arsenale,avvisiamo,per prevenire fraintendimenti che abbiamo massimo rispetto e stima di chi lavora con fatica e determinazione all'interno della base per garantire un servizio efficente.
Noi parliamo di Dismissione di aree non utilizzate e non della chiusura dell'arsenale.


I murati vivi ci sono e ci saranno sempre.